Vertenza De Medici, politica e sindacati uniti per dire «no a una catastrofe sociale». A pochi giorni dalla comunicazione da parte dell'azienda di Villa Santa Lucia dell'avvio della procedura di cessazione dell'attività, politica e sigle sono scese in campo a gamba tesa. La chiusura della cartiera, legata come spiegato in una nota dello stesso Gruppo - dopo un lungo periodo di stop - sarebbe dipesa dal mancato rilascio dell'Aia da parte della Regione.

Una chiusura che si tradurrebbe nella perdita di ben 313 posti di lavoro tra personale della cartiera (163 dipendenti) e dell'indotto (150). Ma a cascata andrebbero a diminuire introiti anche per bar, aziende o attività che fino a poco tempo fa erano frequentati dagli operai. In attesa della manifestazione che si terrà venerdì per le strade del centro di Cassino, i sindacati continuano a lavorare. E nelle prossime ore potrebbe arrivare anche la risposta alla richiesta inviata al Ministero inviata giovedì da Cgil, Fistel Cisl, Uilcom e Ugl. Proprio il segretario provinciale Ugl Chimici, Marco Colasanti, ha ribadito l'impegno. «Faremo sentire la nostra voce perché è a rischio la tenuta occupazionale del territorio. I tempi sono stretti, l'azienda ha necessità di ripartire il prima possibile. Il problema, come spiegato dalla stessa azienda, sembrerebbe essere legato alla lavorazione dei fanghi primari: ma in tal caso, questo rappresenterebbe lo stop di tutte le cartiere d'Italia. Saremo accanto ai lavoratori con diverse iniziative per evitare quello che si annuncia come un disastro sociale».

Gli appelli e le richieste
Anche la politica si muove. E la battaglia (trasversale) è solo all'inizio. Gianluca Quadrini - presidente del Gruppo di Forza Italia in Provincia - scrive ai consiglieri regionali di FI per emanare una mozione all'ordine del giorno. «I vertici della cartiera Reno De Medici hanno inviato una nota ad Unindustria comunicando la cessazione dell'attività. Le forze politiche si stanno muovendo affinché ciò non accada e per scongiurare che i tanti dipendenti si ritrovino senza lavoro. Anche la Provincia di Frosinone lancia un appello alla Regione Lazio affinché si muova celermente a risolvere i problemi burocratici. La provincia di Frosinone sta vivendo un'altra importante crisi industriale che riguarda un'azienda storica - continua - La chiusura significherebbe aprire un problema di tipo socio-economico. Parliamo di un territorio che, sotto il profilo occupazionale, sta vivendo un periodo di grande precarietà». Stessa tenacia del consigliere regionale del Partito democratico del Lazio Sara Battisti, che ha presentato una interrogazione in Regione per azioni a tutela dei lavoratori. «Nel voler esprimere piena solidarietà ai lavoratori della Reno De Medici, chiederò quali azioni stia mettendo in campo la Regione Lazio per scongiurare la crisi e per aprire un dialogo nell'istituzione regionale che coinvolga tutte le forze politiche, teso a favorire soluzioni positive per le lavoratrici e i lavoratori dell'azienda e dell'indotto. La perdita occupazionale e le ripercussioni sulle altre aziende del Cassinate rappresenterebbero una vera e propria catastrofe sociale. Auspico un impegno preciso da parte di tutti». «La Federazione provinciale e la Segreteria regionale del Pci unitamente al segretario della sezione del Comune di Villa Santa Lucia, Vacca, sono al fianco degli operai dell'azienda nella battaglia per la salvezza della cartiera e dei posti di lavoro. Stiamo parlando di un'azienda sana i cui problemi economici sono dovuti alle complicazioni giudiziarie sopraggiunte a causa della depurazione dei resti di lavorazione riutilizzabili a fronte delle necessarie autorizzazioni regionali richieste a cui non è mai stata risposta - afferma Oreste Della Posta, segretario regionale del Pci - A nostro avviso occorre subito una mobilitazione del territorio affinché prima dell'efficacia dei provvedimenti di licenziamento la Regione intervenga con le opportune autorizzazioni: è assolutamente indispensabile scongiurare questa ulteriore perdita di posti di lavoro in questa provincia già provata da molte situazioni analoghe che ormai rischiano di creare un serio problema sociale».