Un 2024 cominciato nel peggiore dei modi per i lavoratori della Reno De Medici di Villa Santa Lucia. Le speranze, le attese, il desiderio di tornare ad indossare la divisa e riprendere la produzione, si sono infrante nel tempo di una riunione. Quella che si è tenuta ieri mattina tra i sindacati e l'azienda, dove quest'ultima ha ufficializzato l'avvio della cessione delle attività per ragioni economiche, finanziarie ed organizzative, da parte del sito di Villa Santa Lucia. E, di conseguenza, il licenziamento dei 163 lavoratori dello stabilimento.

Nella nota, l'azienda ripercorre l'intera vicenda giudiziaria, cominciata nel 2020 con il primo sequestro del depuratore consortile, che ha comportato l'impossibilità di far confluire i reflui industriali e il fermo produttivo della cartiera. Poi, dopo il dissequestro e la nomina dell'amministratore giudiziario da parte del Tribunale di Cassino, nel luglio del 2023 l'ulteriore fermo dovuto al sequestro del depuratore aziendale.

Una volta ultimati gli interventi richiesti, l'azienda ha nuovamente presentato un'istanza di dissequestro, accolta, che ha consentito il riavvio del depuratore "a marcia controllata", ponendo una serie di vincoli, tra cui quello di «smaltire come rifiuto tutti i fanghi che saranno prodotti, fino all'ottenimento da parte della Regione Lazio dell'autorizzazione al riutilizzo dei fanghi cosiddetti "primari"». Ovvero quelli impiegati dallo stabilimento di Villa Santa Lucia, e dalle altre cartiere italiane, come elemento di produzione a tutti gli effetti.

Come spiega la stessa azienda: «Il riutilizzo dei fanghi, con particolare riguardo ai "primari", nell'ambito del processo produttivo costituisce per la Reno De Medici, così come per tute le cartiere italiane ed europee che producono carta per imballaggi a base di fibre riciclate, condizione imprescindibile ai fini del riavvio della produzione. Il non utilizzo di tali flussi, comprometterebbe la qualità del prodotto stesso e una perdita di efficienza produttivo insostenibile, in quanto si tratta di stesso materiale usato per la produzione.

Inoltre, lo smaltimento degli stessi, comporterebbe un aggravio dei costi operativi ricorrenti, con ingenti danni all'ambiente e impatti economico-finanziari sulla cartiera tali da rendere il business non più sostenibile».
Il fermo produttivo, che perdura da luglio, ha gravemente compromesso il rapporto con i clienti tradizionali che hanno visti inevasi i propri ordini e perso la fiducia nell'azienda.

Dopo la comunicazione, tra i lavoratori è esploso l'allarme. Nel primo pomeriggio di ieri, hanno incontrato le parti sociali di Fistel Cisl, Slc Cgil, Uilcom Uil e Ugl Carta e Stampa Frosinone per fare il drammatico punto della situazione. «Siamo andato speranzosi, credevano che l'iter autoriazzativo dell'Aia - autorizzazione integrata ambientale, ndr - fosse andato avanti», spiega a Ciociaria Oggi Patrizia Fieri, Slc Cgil. «Purtroppo non è stato così. L'azienda non ha ancora ricevuto risposte. Tra i lavoratori c'è molta tensione. Prima di 180 giorni l'azienda non può licenziare, ma se la situazione non migliorerà sarà la fine.

E se si apre questo varco sarà un disastro per tutte le cartiere d'Italia: se i fanghi primari sono scarto per la Reno De Medici lo saranno per tutte le aziende. Noi scenderemo in piazza». Gli fa eco Pasquale Legante, Fistel Cisl: «I lavoratori sono davvero allo stremo. Vedono adesso il rischio serio di perdere il posto di lavoro in un'azienda sana. Il tutto per una prescrizione, che la Regione Lazio non scioglie, sui residui di produzione primari. Assurdo».

E sul caso intervengono anche le sigle nazionali, che ieri sera hanno formulato una richiesta urgente d'incontro al ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone, del Made in Italy, Adolfo Urso, e al presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. «Se l'azienda metterà in atto tale decisione - scrivono nella lettera indirizzata alle istituzioni - le ricadute sui livello occupazioni non si limiterebbero a 163, con l'indotto si tratta di oltre 300 occupati».