Le denunce contro l'agente di viaggio alvitano accusato di aver truffato i pellegrini di Scauri, Minturno, Formia e Ponza, che avrebbero dovuto raggiungere Lourdes, aumentano. Un gruppo dei partecipanti, infatti, si è affidato all'avvocato Dino Fusco, che sta assistendo ben trentaquattro persone, tra cui le due ottantenni di Ponza e Formia, che hanno presentato denuncia presso la stazione dei carabinieri di Formia. Altre trentadue persone, singolarmente, si sono recate presso le varie stazioni dei carabinieri, presentando denuncia nei confronti del sessantaquattrenne residente ad Alvito.

Si tratta di pellegrini di Scauri, Minturno, Formia e anche qualcuno del nord Casertano, che avevano versato la quota per partecipare al viaggio religioso a Lourdes. Denunce che ora verranno trasmesse al Tribunale di Cassino, che dovrebbe diventare titolare dell'inchiesta, visto che la truffa si è consumata nel sud Pontino.
Quindi l'autorità giudiziaria cassinate potrebbe acquisire anche il fascicolo attualmente nelle mani del Tribunale di Civitavecchia, dove i carabinieri della stazione di Fiumicino hanno inviato gli atti.

Infatti, come si ricorderà, i partecipanti al pellegrinaggio rimasero bloccati per dodici ore all'aeroporto di Fiumicino, in attesa di imbarcarsi su un aereo che li avrebbe trasferiti in terra francese. Ma i biglietti per i cinquantaquattro viaggiatori non c'erano e nemmeno i posti in albergo, tanto che furono avvertiti i carabinieri, mentre il parroco di Sant'Albina di Scauri, don Antonio Cairo, convinceva l'agente di viaggio a recarsi all'aeroporto. Da qui il trasferimento in caserma a Fiumicino e la denuncia presentata da uno dei pellegrini di Scauri.

A distanza di circa due mesi dagli avvenimenti, il numero delle denunce sta aumentando e non è escluso che si aggiungano anche gli altri che, per il momento, non hanno ritenuto opportuno ricorrere all'autorità giudiziaria.
Ora non resta che attendere gli sviluppi della vicenda e verificare se il Tribunale di Cassino acquisisca il fascicolo di Civitavecchia, diventando così titolare dell'inchiesta che vede sul banco degli imputati il cinquantanovenne, accusato di aver intascato le quote dei pellegrini e di non aver fornito il servizio promesso.