Si nasce sempre meno in Italia come in provincia di Frosinone. Le culle sempre più vuote, e non da ora, si riflettono su molti aspetti della vita di ogni giorno, dal sostentamento del sistema pensionistico ai servizi sanitari fino alla riduzione delle classi, con conseguente ridimensionamento dell'offerta scolastica, fino a passare per lo spopolamento dei comuni più piccoli e delle aree interne.

Secondo uno studio di Openpolis, alla fine degli anni 2000 erano quasi 10 i nuovi nati ogni mille abitanti. Nel 2014 sono scesi a circa 8, oggi sono meno di 7. I motivi di questa tendenza sono legati al calo della popolazione in età fertile, anche tra gli stranieri. Nel 72% dei comuni italiani il tasso di natalità è in calo tra 2014 e 2020. La Spezia è l'unico capoluogo con un aumento del tasso di natalità tra il 2014 e il 2020. A Trani si registra il calo maggiore.

Il dato provinciale
In Ciociaria il calo del taso di natalità è evidente e comune a gran parte dei centri con qualche eccezione. Tra le realtà con il maggior numero di residenti, Frosinone si mantiene stabile e passa da un tasso di natalità di 7,04 per mille abitanti del 2014 (fonte Istat) a 7,03 del 2020, Cassino, invece, scende da 7,62 a 6,95, così come Alatri da 9,28 a 6,8, Sora da 8,92 a 5,67, Ceccano da 8,06 a 6,70, Anagni da 8,82 a 7,25, Ferentino da 8,64 a 5,46, Veroli da 8 a 6,41, Pontecorvo da 9,33 a 6,62, Monte San Giovanni Campano da 8,65 a 8,12, Isola del Liri da 5,86 a 4,53, Fiuggi da 6,65 a 3,91, Boville Ernica da 8,35 a 6,16, Ceprano da 7,6 a 4,86, Paliano da 10,07 a 7 e Cervaro da 10,35 a 5,23. Nello stesso periodo, per avere un termine di paragone, la media nazionale è scesa da 8,3 a 6,8.

In rapporto alla media dell'Unione Europea le differenze più marcate si hanno per Fiuggi con meno 5,19 rispetto al 9,1 dell'Ue, Isola del Liri con meno 4,57 e Ceprano con -4,24. I dati migliori sono quelli di Alatri, meno 0,91, Monte San Giovanni Campano meno 0,98 e
I tassi di natalità più bassi del 2020, secondo Openpolis, sono a San Biagio Saracinisco, Terelle e Viticuso con 0 e una differenza di meno 9,10 rispetto alla media europea, poi a Torre Cajetani con 1,50, Filettino con 1,98, Colle San Magno con 3,06 e Fumone con 3,46.

L'andamento percentuale registra una contrazione più evidente a San Biagio Saracinisco con un meno 13,72%, sempre nel raffronto 2014-2020, quindi seguono Viticuso con meno 8,43%, Sant'Andrea del Garigliano con meno 7,62%, Terelle con meno 6,91% e Fumone con meno 6,44%. Al contrario il trend è in risalita nei comuni di Strangolagalli con un più 4,67%, Pescosolido con più 4,46%, Casalattico con più 4,05% e Vallemaio con più 3,65%.

Il trend
Meno nascite equivale a un calo della popolazione residente. Basta dare uno sguardo all'andamento del capoluogo negli ultimi anni.
Secondo dati Istat i residenti erano 48.727 nel 2002 e si sono mantenuti oltre quota 48.000 fino al 2006. Nel 2007, infatti, erano 47.724, un dato rimasto più o meno invariato fino ai 47.553 del 2011. Nel 2012 erano ancora 47.170, mentre l'anno dopo non superavano quota 47.000. Anzi, nel 2016 erano 45.816 e nel 2019 45.073. La discesa è poi proseguita tanto che al 1° gennaio 2023 i residenti nel capoluogo risultavano 43.595.

Nello stesso periodo Cassino, al contrario di Frosinone, ha avuto un trend in crescendo come dimostrano i 32.820 residenti del 2002 a fronte dei 36.349 del 2019, il massimo del periodo. Da lì però c'è stato un passo indietro fino ai 35.238 residenti al 1° gennaio 2023.
Ad Alatri, invece, i residenti attuali sono 27.792. Dal 2002 al 2019 la popolazione di Alatri è passata da 27.128 a 27.852 con un picco di 28.990 nel 2012.
Sora, invece, dal 2002 al 2019 ha avuto un lieve decremento da 25.987 a 25.782, passando anche per i 26.429 residenti del 2012. Al 1° gennaio 2023, però, la diminuzione è più marcata con 24.937.
A livello provinciale, dal 2002 al 2019 l'andamento è stato da 484.525 residenti a 480.968 con un picco di 495.663 nel 2010. Rispetto ad allora si sono persi quasi 30.000 abitanti per arrivare agli attuali 467.866.

Il fenomeno
Nel dossier si legge che «il calo della natalità è una questione che da diversi anni accompagna il dibattito pubblico del paese. Per molte ragioni: la crisi demografica è infatti connessa a una serie di conseguenze negative, sul medio e lungo periodo. Oltre al tema più generale del ricambio generazionale in un paese in progressivo invecchiamento, è in gioco anche la tenuta del sistema sociale, sanitario e previdenziale. Meno dibattuto è però l'impatto di queste dinamiche sui singoli territori. In un precedente approfondimento, abbiamo analizzato come il 90% dei comuni italiani si trovi già oggi sotto il tasso di natalità medio europeo. Con poche eccezioni, localizzate principalmente tra la provincia di Bolzano e le aree metropolitane di Napoli e Catania. Il quadro però non sarebbe completo senza uno sguardo all'andamento, negli ultimi anni, del numero di nascite rispetto agli abitanti, comune per comune. In coerenza con il trend nazionale, oltre il 70% dei comuni italiani ha registrato un calo del tasso di natalità tra 2014 e 2020».

L'Italia registra un trend peggiore rispetto alle altre nazioni europee. «Nel 2011, il tasso di natalità italiano era di 9,2 nascite ogni 1.000 residenti, circa un punto in meno della media Ue (10,1) - si legge nello studio - Una quota inferiore alla Francia, ma allora superiore a quella tedesca (8,3). Undici anni dopo, nel 2022, la distanza dalla media Ue è raddoppiata. Sono infatti 2 i punti che separano il dato nazionale (6,7) da quello europeo (8,7). L'Italia è scivolata all'ultimo posto, non solo tra i maggiori paesi ma tra tutti e 27 gli stati membri. In un contesto che - va detto - vede un calo generalizzato della natalità nel vecchio continente, la dinamica italiana è stata molto più accelerata nell'ultimo decennio. Si tratta infatti del periodo durante il quale, lasciato alle spalle l'effimero picco demografico alla metà degli 2000, è divenuto più pressante il fenomeno della denatalità».

Il picco delle nascite è ormai lontano. «Allargando lo sguardo della serie storica dai primi 2000 a oggi, emerge come, nel passato recente, vi sia stato un picco delle nascite culminato nel 2008 - prosegue lo studio - In quell'anno si erano registrati quasi 580.000 nuovi nati, con un tasso di natalità pari a 9,7 nati ogni mille abitanti. Una crescita cui aveva contribuito anche il concorso delle famiglie di origine straniera».

Tuttavia, ora anche le donne straniere cominciano ad avere meno figli, seguendo la tendenza delle donne italiane. Scrive ancora Openpolis: «Il progressivo calo delle nascite, meno di 400.000 nel 2022, ha ovviamente abbattuto il tasso di natalità. Questa tendenza calante ha alla base ragioni principalmente strutturali. Sono sempre meno le donne nell'età convenzionalmente considerata fertile, anche per la progressiva uscita dei baby boomers dall'età riproduttiva. Sul fenomeno incide anche il fatto che, rispetto agli anni passati, è progressivamente diminuito il contributo alle nascite dei cittadini di origine straniera. A conferma di questa tendenza, il tasso di fecondità, cioè il numero di figli per donna in età fertile, è calato tra le italiane (da 1,29 figli nel 2014 a 1,18 nel 2021) ma anche tra le donne di altra cittadinanza (da 2,06 a 1,87 nello stesso periodo)».

A livello geografico il calo del tasso di natalità nel periodo ha riguardato la totalità dei comuni della città metropolitana di Cagliari e della provincia di Ferrara. Nonché il 90% o più dei territori nelle province di Monza e Brianza (96%), Brindisi (95%), Pistoia (95%), Ravenna (94%), Taranto (93%), Ragusa (92%), Pesaro e Urbino, Milano e Barletta-Andria-Trani (queste ultime al 90%).
«Tra i capoluoghi - osserva Openpolis - l'unico a registrare un aumento è stato La Spezia: 6,97 nati ogni mille abitanti nel 2014, 7,28 nel 2020. Si tratta comunque di dati molto variabili nell'arco della serie storica. Nella stessa città, l'indicatore aveva raggiunto quota 7,75 nel 2016, per poi ridiscendere a 6,54 nel 2019 e risalire nell'anno successivo. I cali più importanti tra le città capoluogo si registrano a Trani (da 10,2 nati ogni mille abitanti nel 2014 a 5,95) e Isernia (da 9,25 a 5,07)».