Dal 13 dicembre 2016 a oggi tanta acqua è passata sotto i ponti in Ciociaria. Allora, i comuni dell'Autorità d'ambito ottimale dell'acqua votarono per mandare a casa l'attuale gestore del servizio idrico, l'Acea Ato5. Quest'ultima aveva impugnato la decisione davanti al Tar che aveva bocciato l'operato dei sindaci e confermato Acea come gestore. Autorità d'ambito e sindaci avevano fatto ricorso al Consiglio di Stato che, ora, conferma la decisione di primo grado.

La cronistoria
Vent'anni fa, il 27 giugno 2003 veniva firmata la convenzione per la gestione del servizio idrico integrato tra Ato 5 e Acea Ato 5. Tredici anni dopo, lamentando una serie di inadempimenti e disservizi, la conferenza dei sindaci dei comuni dell'Ato 5, attivava la procedura per la risoluzione della convenzione. A quel punto l'Acea Ato 5 si rivolgeva al Tar di Latina per contestare, come ripercorso dal Consiglio di Stato nelle motivazioni della sentenza, «l'illegittima convocazione della conferenza dei sindaci, in quanto non proceduta da delibere autorizzative dei consigli», per osservare come le «inadempienze fossero conseguenza di quelle delle controparti» e che «i ritardi avrebbero avuto un'incidenza irrisoria a fronte del complesso degli investimenti e degli interventi compiuti». E ancora che «l'omesso tempestivo versamento dei canoni concessori avrebbe trovato riscontro nell'inadempimento debitorio dell'Ato 5». Successivamente, il gestore impugnava il provvedimento con il quale il presidente dell'Ato 5, nel luglio del 2016, comunicava «l'applicazione e la quantificazione delle penali da comminare al gestore per gli anni 2014/15». Quindi, il 13 dicembre 2016, la decisione della conferenza dei sindaci di dare il benservito ad Acea Ato5 dichiarando la risoluzione della convenzione per «gravi inadempimenti». Tutti atti contestati nel ricorso promosso (e poi vinto) da Acea Ato 5 davanti al Tar di Latina che si pronunciava a dicembre del 2017. In sostanza, il Tar ha sostenuto che «il provvedimento risolutivo risultasse contradditorio... e del tutto immotivato rispetto al contrario avviso reso dal consulente legale interpellato dalla Sto che aveva ritenuto le inadempienze del gestore inidonee a giustificare la risoluzione della convenzione». Rigettata poi la richiesta di risarcimento per 20 milioni di euro avanzata dal gestore. Nel frattempo, nelle more della decisione del Consiglio di Stato, l'Ato 5, il 17 ottobre 2023, ha depositato - osserva il massimo organo di giustizia amministrativa - la proposta del collegio di conciliazione tra Ato5 e Acea Ato 5.

Il ricorso
«L'appello è infondato e deve essere respinto», precisa subito il Consiglio di Stato. Che passa a scardinare i motivi addotti dall'Ato e dai comuni ricorrenti (Frosinone, Alvito, Boville Ernica, Cassino, Ceccano, Pontecorvo, Atina, Casalvieri, Fiuggi, Picinisco, Vicalvi, Roccasecca, Serrone, Pofi, Cervaro, Rocca d'Arce, Monte San Giovanni Campano e Strangolagalli, non costituiti in giudizio). Il Consiglio di Stato evidenzia che l'inosservanza della clausola contrattuale che obblighi le parti, prima di andare in tribunale, al tentativo di conciliazione «non comporta l'improcedibilità, neppure temporanea, dell'azione giudiziaria». Sull'eccezione di incompetenza, scrivono i giudici: «La questione controversa involge aspetti di notevole complessità, il cui contenuto, lungi dall'essere riconducibile a problematiche di natura meramente patrimoniale, si innesta nell'ambito di un'articolata e risalente vicenda, afferente a provvedimenti di determinazione del canone, reciproci inadempimenti, comminatoria di penali e gestione di un servizio pubblico, situazioni nelle quali può agevolmente riscontrarsi l'esercizio di un pubblico potere; da ciò la sussistenza della giurisdizione del giudice amministrativo». Nel merito l'Ato sosteneva che la tariffa idrica per il periodo 2012-16 era stata tempestivamente approvata per cui «nulla avrebbe impedito l'esatto adempimento dell'obbligazione di versamento dei canoni». Tuttavia i giudici ritengono corretta la valutazione già offerta dal Tar. E ribadiscono che in caso di denuncia di inadempienze reciproche, è necessario comparare il comportamento di entrambe le parti, traendone le conseguenze. E ancora: «l'inadempimento dell'appellante... non può essere considerato dato neutro.... considerata l'incidenza, sulla mancata tempestiva corresponsione dei canoni, della prolungata inerzia dell'Ato 5, inadempiente nelle proprie funzioni regolatorie, con riferimento, segnatamente, alla determinazione della tariffa». Motivo per cui già il Tar «ha valorizzato non solo i contrapposti inadempimenti dell'Ato 5, ma altresì i rilevanti investimenti effettuati da Acea, la cui effettiva incidenza sul servizio consente di ridimensionare la portata degli addebiti rivolti al gestore». I provvedimenti impugnati, peraltro, «soffrono di un difetto di istruttoria e di motivazione» tenuto conto del fatto che «i gravi inadempimenti del gestore si erano ridimensionati a seguito dell'adempimento parziale dopo la diffida dell'Ato e, comunque, non avrebbero determinato un grave pregiudizio alla continuità del servizio».
Il Consiglio di Stato ricorda come la Segreteria tecnica operativa riteneva gli inadempimenti non «così gravi da giustificare una misura radicale quale quella della risoluzione contrattuale». E richiama un'altra pronuncia, di ottobre, sempre sullo stesso argomento, per ribadire «il radicale difetto di motivazione». Infine, anche per la determinazione delle penali il procedimento istruttorio «non è stato assistito dal contraddittorio con il gestore».