Il Natale è una buona notizia. Noi siamo in un mondo che insiste sulle cattive notizie e allora ci si deprime e si guarda al futuro con paura, ci si chiude in se stessi, mentre le relazioni diventano complicate, difficili. Il lamento e l'affermazione di se stessi, la prepotenza dell'io sembrano dominare le relazioni. Talvolta si vive con più nemici che amici. Il Natale è invece una buona notizia di vita e di pace.
È possibile dare inizio a un tempo nuovo? Chi lo aspetta? Chi si impegna a immaginarlo e a costruirlo, non pensando che tocca solo gli altri a fare il primo passo?

Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace sulla terra agli uomini amati dal Signore... cantano sulla mangiatoia di Betlemme. La Gloria di Dio non è quella degli imperi, che hanno i loro sudditi e vogliono tutti uguali, sottomessi. La Gloria di Dio è la pace tra di noi. Quanto sarebbe bello vivere in pace! È ancora possibile in un mondo che sembra accettare la guerra come unica via alla pace? Nonostante Gesù nasca da escluso ("non c'era posto per lui") egli non ha rinunciato a essere nel mondo come dono di vita, come inizio di un tempo nuovo. La sua mangiatoia si offre come luogo di rifugio e di tenerezza per tutti coloro in cui egli si è identificato: «Avevo fame e mi avete dato da mangiare, sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Vangelo di Matteo, cap. 25,35)). In ognuno di loro nella vita di ogni giorno, e non solo a Natale, noi possiamo trovare Gesù e la sua luce, perché «c'è più gioia nel dare che nel ricevere».

Non è allora il Natale un momento di scelta, in cui prendersi cura dei piccoli, dei poveri, degli anziani soli o in istituto, dei migranti che fuggono da guerre e miseria, di tutti i bisognosi di protezione, di aiuto, di ascolto, di senso, di speranza, di vita? Mi auguro che il Natale possa essere davvero questa luce di speranza e di vita per le vostre famiglie, per chi soffre, per gli anziani soli, per le persone malate, per le famiglie in cui c'è difficoltà economica, per le donne oppresse dalla violenza, per i piccoli e i giovani che guardano al futuro a volte senza prospettive. Il paradosso di Natale è proprio questo: tutto comincia con un piccolo escluso, ma proprio la piccolezza e la fragilità sarà inizio della vittoria sulla violenza e quindi della pace. È la forza di Dio, è la forza della mitezza.

Gesù tende oggi la sua piccola mano a tutti, soprattutto a chi è impaurito e si chiude in se stesso. Ognuno di noi prenda la sua mano. È la luce di Dio, e noi quando incontriamo gli altri potremmo essere luce per loro perché c'è bisogno di quella luce e quello sguardo che fa incontrare, ascoltare, capire l'altro.
Auguro a tutti che questo sia il Natale. Lo auguro soprattutto ai sofferenti e a chi non ha neanche la possibilità di sentire un augurio di gioia e di pace. Buon Natale: vivete in pace, costruite pace e pregate sempre per la pace soprattutto in Terra Santa, in Ucraina e nel mondo intero.