Microframmenti della porta e del nastro che avvolgeva Serena: è battaglia anche in appello. Nell'udienza di ieri davanti alla Corte d'assise d'appello di Roma a essere ascoltata in esame e controesame è stata la professoressa Elena Pilli, antropologa molecolare all'università di Firenze, la stessa a cui a marzo scorso è stata affidata la riapertura del caso di "Unabomber", con nuove ricerche sul Dna.

La professoressa Pilli, per il caso di Serena Mollicone, ha analizzato e confrontato come consulente del Ris i microframmenti della porta "incriminata" e sul nastro che avvolgeva Serena. E già in primo grado aveva parlato di una «sovrapponibilità superiore al 90%» per alcune tracce; e di una «commistione che non esiste in natura». Considerazioni che anche ieri, così come davanti alla Corte d'assise di Cassino, hanno acceso una forte battaglia tra le difese. Cuore dell'analisi sono stati i 18 frammenti sui nastri che avvolgevano il viso di Serena Mollicone, cinque della porta "incriminata", quella dell'alloggio della caserma di Arce.

Pilli, incaricata dal pm Siravo dell'analisi genetica botanica sui microframmenti lignei, è andata a ispezionare porzioni inferiori a un millimetro. «Una sovrapponibilità superiore al 90% delle componenti dei due materiali posti a confronto» aveva spiegato in primo grado, facendo riferimento ad alcune tracce. Incalzata dalle difese ha ribadito che nei campioni della porta c'è una miscela di legni: due famiglie di piante differenti, miscela trovata anche nei frammenti sul nastro. «Una commistione che non esiste in natura».

Il consulente ha spiegato - come fatto in primo grado - come per sei dei campioni analizzati i frammenti risultino perfettamente sovrapponibili con quelli della porta "incriminata", ben oltre il 90%; cinque sovrapponibili con un risultato significativo per un marcatore, ma esiguo per l'altro; scarsamente significativa la comparazione con il frammento isolato da Cattaneo tra i capelli di Serena.

Secondo l'accusa la professoressa Pilli avrebbe chiarito «dei passaggi fondamentali rispetto alla sentenza di primo grado»: le percentuali più basse di sovrapponibilità sarebbero legate alla stessa composizione della porta. Secondo le difese di parte civile, dunque, la professoressa avrebbe chiarito come questo dipenda dalla composizione eterogenea della porta stessa che non può essere eguale in ogni parte. Microtracce comunque riferibili a un manufatto e non al bosco, puntellano gli avvocati. Diametralmente opposta la posizione degli avvocati del pool della difesa degli imputati (i Mottola, Quatrale e Suprano, tutti assolti in primo grado) che sono andate all'attacco. «Nessuna certezza. Si parla solo di compatibilità.

Si è parlato di sequenze sovrapponibili. Ma si tratta di frammenti che non vengono da quella porta, che non è l'arma del delitto» aggiungono gli avvocati dei Mottola.
L'udienza è stata aggiornata al prossimo 24 gennaio per i consulenti delle parti civili: Garofano, Volpini, Regimenti, Bruzzone; il 30 saranno ascoltati i consulenti della difesa: Lavorino, Di Mille, Delli Compagni. Poi in aula ancora il 6, l'8 e il 22 febbraio.