Di "sanità territoriale" si è parlato molto negli ultimi anni, in particolare dopo l'emergenza Covid e con il PNRR, atteso come la soluzione di molti dei problemi della sanità italiana. Se n'è parlato molto ma ancora si fatica a vedere un risultato concreto per i pazienti. Nel frattempo nei territorio della provincia, spesso trascurati da una visione della sanità diventata "Roma-centrica", l'apporto delle strutture private convenzionate continua ad essere fondamentale per garantire un servizio sanitario di qualità, accessibile e realmente di prossimità. Ne parliamo con Cristopher Faroni, direttore generale del Gruppo INI.

Quale futuro vede per la sanità territoriale?
«Oggi la vera sanità territoriale non può prescindere dal supporto fondamentale delle strutture private accreditate e così sarà anche nel futuro, è un dato di fatto. Nelle province del Lazio, e quindi anche nella provincia di Frosinone, ci sono realtà storiche della sanità, radicate da anni nei territori, apprezzate dai pazienti ed evolute dal punto di vista tecnologico grazie agli investimenti dei privati. Sono presidi fondamentali per i pazienti, che solo grazie a queste strutture possono accedere a servizi sanitari di qualità e in tempi rapidi».

Continuerete ad investire?
«Lo abbiamo sempre fatto e stiamo continuando a farlo. Abbiamo inaugurato recentemente il nuovo acceleratore lineare per la radioterapia di ultima generazione. Proprio questa settimana abbiamo trattato i primi pazienti oncologici. A Città Bianca è pronto il nuovo Hospice. C'è stato qualche ritardo per l'accreditamento da parte della Asl, ma siamo certi che questo ritardo amministrativo sarà recuperato per aprire ai pazienti questo nuovo, modernissimo, reparto. Noi siamo pronti già da oggi ad accogliere e assistere i pazienti. Vorrei ringraziare le autorità territoriali, tutti i sindaci locali, che in ogni occasione non mancano di far sentire la propria vicinanza alla struttura. Continuiamo quindi ad investire, da imprenditori, e non senza problemi».

A cosa si riferisce?
«Nell'ultimo anno il Gruppo INI è stato oggetto di vicende esterne che hanno tentato di infangare il nome di un'azienda e di medici la cui professionalità è apprezzata anche a livello internazionale. Mi preme ricordare, ad esempio, che rappresentiamo l'eccellenza in tanti settori: nella riabilitazione, in urologia dal 1985, e non lo diciamo noi, ma i riconoscimenti nazionali e internazionali ricevuti in tutti questi anni. E questo vale anche per l'oncologia, per la quale abbiamo ottenuto il riconoscimento internazionale da parte di ESMO, European Society for Medical Oncology e recentemente di MASCC (Multinational Association Supportive Care in Cancer) 2 importantissime realtà riconosciute in tutto il mondo».

Le accuse parlano di rimborsi regionali che sarebbero stati gonfiati ad arte...
«Abbiamo subito attacchi pesanti e, aggiungo, ingiusti. L'ultimo solo qualche giorno fa da parte di un programma tv. Una vera gogna mediatica, da un anno a questa parte. Alcune testate hanno addirittura parlato di prestazioni urologiche e oncologiche non erogate ai pazienti, un fatto gravissimo: niente di più falso. Tutte le prestazioni sono state erogate, all'interno dei budget a noi conferiti dalla Regione e fatturando le prestazioni con i codici utilizzati per le stesse prestazioni da tutte le strutture sanitarie del Lazio. È incomprensibile come solo per noi si sia aperto un procedimento penale, quando le normative prevedono già strumenti amministrativi di controllo per verificare eventuali, e sottolineo eventuali, incongruenze su alcune cartelle cliniche».

Se non ci sono le basi di un procedimento penale, perché allora è in corso? Quale risposta si è dato?
«Per tanto tempo mi sono fatto la stessa domanda, senza riuscire a darmi una risposta. Fino all'aprile di quest'anno quando, con le motivazioni delle sentenze per le pesanti condanne dell'ex carabiniere e dell'ex sindacalista, da me denunciati e da cui cronologicamente sono iniziati i nostri problemi, grazie alle intercettazioni agli atti si è evidenziato come i 2 condannati ci beffeggiassero in merito agli imminenti controlli e sequestri di cui saremmo stati oggetto, poi avvenuti, e interagissero con funzionari regionali per sollecitarli a toglierci l'accreditamento. Ribadiamo la nostra fiducia nella giustizia e nelle istituzioni, nonostante in questi anni sia stata messa a dura prova».

Cosa si augura per il 2024 e per il futuro?
«Sono sicuro che il presidente Rocca, grazie alla sua esperienza, riuscirà a superare le problematiche che ha incontrato restituendo alla Regione Lazio il ruolo di riferimento per il centro sud nella sanità. Noi siamo per l'integrazione pubblico-privato e siamo a disposizione della Asl e della Regione per ogni necessità dovessero avere nel nostro territorio».