Nata a Sora, residente a Campoli Appennino ma, soprattutto, cittadina del mondo per le sue "incursioni" artistiche in ogni dove, Sara Ciuffetta apre la finestra sulle sue opere per i lettori di Ciociaria Oggi.

Quando ha capito di avere un animo sensibile per l'arte?
«Mia madre mi racconta che le maestre della scuola dell'infanzia si erano già accorte che mi piaceva in modo particolare il disegno. Penso che la sensibilità spiccata, però, un'artista l'abbia prima di tutto verso il mondo in generale, piuttosto che per l'arte in particolare».

A tal proposito… che cosa è l'arte?
«Chiedo sempre ai miei studenti (l'artista è docente di storia dell'arte al liceo linguistico "Edoardo Amaldi" di Roma, ndr) a che cosa serva l'arte, secondo loro. In genere rispondono "per cultura generale", o "per conoscere la storia dell'Italia". Ritengo, invece, che l'arte sia utile per imparare a osservare il mondo, per cogliere quello che ci circonda e per capire le possibilità che abbiamo di migliorare nella vita. L'arte è intuizione, possibilità infinita, ricerca, conoscenza di sé stessi, dello spazio e del tempo che viviamo. L'artista sa che può pensare oltre i limiti e grazie a questo atteggiamento riesce ad arrivare sempre un po' più in là».

Che cosa hanno dato alla sua arte le esperienze lontane?
«L'arte è anche ricerca, ambizione, viaggio, insomma, un percorso psico-fisico che nasce prima di tutto da un'esigenza personale e poi si estende all'esterno, stimolando a sua volta sensazioni in un ininterrotto ciclo dell'eterno ritorno emozionale e culturale. Conoscere altri paesi, altre civiltà e viverle direttamente genera una conoscenza empirica che arricchisce una mente avida di domande e curiosità. L'arte ci aiuta anche a porci quesiti, a pensare, a riflettere. Lontano da dove si cresce spesso si è soli e la solitudine è generatrice. Queste esperienze ci aiutano a imparare come risolvere problemi, a inventare alternative. Tutti dovrebbero vivere per un periodo lontano da zone sicure, soprattutto al giorno d'oggi in cui tutto è dovuto e tutto sembra ottenersi in modo più semplice».

In che cosa si concretizza la sua arte?
«Pur dedicandomi personalmente alla ricerca, i risultati a volte mi colgono di sorpresa. Ho studiato pittura e scultura. Lavorando, poi, ho sentito la necessità di sperimentare la fotografia, la performance e l'installazione. Non mi pongo limiti e ogni cosa succede lavorando. Tutto nasce e si crea da un percorso potenziale. Mi piace imparare tecniche nuove e approfondire quelle che conosco per utilizzarle all'occorrenza. È un processo in divenire senza restrizioni. L'arte ti sorprende in ogni momento anche se quello dell'artista è un percorso intenso e molto più impegnativo di quello che sembra. In genere lavoro per progetti, quello che muove la mia ricerca è prima di tutto l'idea, poi cerco di capire come realizzarla. Tutto questo è, per forza di cose, strettamente legato ai materiali e ai mezzi che conosco o a quelli il cui uso mi incuriosisce».

"Spazio pane - forno e arte contemporanea": che cosa è?
«"Spazio pane" nasce da un'idea partorita, durante la quarantena per la recente pandemia, da me, Marco Ciuffetta e Viviana Ciammetti. Mentre trascorrevamo un'estate senza troppi pensieri, perché tanto non potevamo uscire oltre i confini delimitati dall'autorità sanitaria, il tempo fluiva più dilatato del solito e, dall'incontro di persone impegnate in diversi settori, è scaturita l'ispirazione di unire due cose apparentemente diverse come l'arte e il pane. A Campoli Appennino mancava un forno, inteso non solo come quel luogo che emana il profumo del pane fragrante ma, anche, come un magico luogo di incontro, di tradizione e di calore popolare. Campoli è un luogo magnifico, ma mancavano "botteghe" dove acquistare cibi tradizionali, i dolci storici o il pane ottenuto con il lievito madre, come quello fatto in casa. "Spazio pane" rigenera anche antiche ricette, che rievocano eventi di storia vera del paese. Non è solo una panetteria, è anche un centro di aggregazione, fautore di una tradizione che vuole legarsi all'attualità attraverso l'arte. E così il termine "bottega" assume una doppia valenza, gastronomica e artistica».

…e "Zia"?
«Zia è il mio ultimo progetto, curato da Claudio Libero Pisano (docente di Museologia del Contemporaneo all'Accademia di Belle Arti di Roma, ndr), che nasce dopo la scomparsa di zia Maria, la sorella di mio padre, nel 2020. L'evento, comprendente un percorso espositivo in tre tappe diverse, di cui una a Roma, si è concluso il 10 dicembre scorso ma resta viva l'idea della mostra permanente, rievocativa della figura di mia zia nella casa che ha lasciato in eredità a me e ai miei fratelli e proiettata verso il futuro. Futuro concretizzato da rappresentazioni pittoriche, installazioni e affreschi destinati a riempire i vuoti emozionali lasciati dalla scomparsa della mia seconda mamma…». Sara si congeda dai lettori di Ciociaria lasciandoci quel buon profumo del pane in cottura nel forno a legna… Quello di una volta ma… a volte torna!