In Italia poco più di un appartamento su quattro (il 27%) non è stabilmente occupato. Lo dice una ricerca di Openpolis che ha messo a confronto le città italiane stilando una classifica a livello provinciale. Le province con la percentuale più alta di case non occupate sono Sondrio, Aosta, L'Aquila, Imperia e Savona. Al contrario Prato, Cagliari, Milano, Monza Brianza e Padova sono quelle con la percentuale più bassa. Subito dopo ci sono Roma, Firenze e Bologna. I dati, tratti dal censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, sono dell'Istat e si riferiscono all'anno 2021.

«Nel corso degli ultimi decenni - osserva Openpolis - si è assistito a uno spostamento progressivo, anche se non sempre lineare, della popolazione dalle aree interne verso le zone più centrali del paese, in cui sono presenti più servizi e più opportunità lavorative. Questo movimento incide su numerosi aspetti, uno dei quali la disponibilità di abitazioni. Da un lato infatti nelle zone più attrattive ci si trova di fronte a vere e proprie emergenze abitative, data la scarsità di case disponibili. Dall'altra, nelle aree più distanti dai poli, ci sono strutture non abitate oppure sfruttate come seconde case».

In provincia di Frosinone, nei centri più popolosi, si registra una quota tra l'11 e il 20% di immobili non occupati. Estendendo l'analisi ai centri più piccoli, a quelli turistici o ad alta incidenza di residenti all'estero si arriva fino a punte di tre quarti di case normalmente disabitate.
A Frosinone il 17,8% delle case è stabilmente non occupato contro l'11,2% di Cassino, che risente della sua vocazione di città universitaria e della presenza dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano.

Tra i centri più grandi Alatri è al 15,8%, Sora al 17,9%, Ceccano al 15,7%,Anagni al 23,7%, Ferentino al 23,2% (e tra le città più grandi sono quelle con la percentuale maggiore di case abitualmente deserte) e Veroli al 20,7%. Poi tra i centri con almeno 7.000 residenti, Pontecorvo è al 21,1%, Monte San Giovanni Campano al 19,8%, Isola del Liri al 25,9%, Boville Ernica all'11,4%, Ceprano al 18,9%, Paliano al 31,3% e Cervaro al 21,5%. Discorso a parte merita Fiuggi che, grazie alla sua vocazione turistica, si trova il 35,2% di case non stabilmente occupate e utilizzate come seconde case o destinate ai vacanzieri soprattutto nel periodo estivo. Stesso discorso può essere fatto con realtà come Filettino (89,8%) che sfrutta la vocazione di comune montano e la vicinanza alle piste da sci, o Trevi Nel Lazio (73,2%) nel cui territorio si trovano gli Altipiani di Arcinazzo che, in parte ricadono anche nel comune di Piglio (44,9%). In Valle di Comino ci sono Settefrati con il 64,3% e San Donato Val di Comino con il 58,2%.

Tra i comuni con la quota più alta di residenti all'estero ci sono Atina che ha il 43,1% delle case abitualmente non occupate, Sant'Elia Fiumerapido che è al 31%, Arpino al 33,9% e Casalvieri al 58,1%. Tra i piccoli centri spesso i due terzi delle abitazioni restano sfitte, basti dare un'occhiata alle cifre di Acquafondata, 76,9%, Viticuso, 68%, Terelle, 67,6%, San Biagio Saracinisco, 67,5%, Casalattico, 66,8% o Picinisco, 66%.

Openpolis rimarca che «la presenza di abitazioni non permanentemente occupate è maggiore all'allontanarsi dai comuni centrali in termini di servizi. Le amministrazioni polo riportano un'incidenza del 16,9%, a cui seguono quella dei poli intercomunali (23,3%) e dei comuni cintura (24,2%). Nei comuni intermedi la quota si assesta al 37%, in quelli periferici al 47,9% e in quelli ultraperiferici al 56,3%. Nelle aree interne la percentuale media è quindi sistematicamente maggiore». Stesso discorso per l'altitudine: «nella montagna interna il fenomeno è più prevalente, con il 47% delle abitazioni presenti non occupate da almeno un dimorante abituale».