Era stato condannato in primo grado a nove anni e mezzo di reclusione, con l'accusa di violenza sessuale su una bambina, all'epoca dei fatti aveva sei anni, figlia della compagna. La Corte di Appello ha emesso una sentenza di assoluzione, con la formula "perché il fatto non sussiste" nei confronti di un quarantenne di Ferentino. A denunciarlo era stato il padre della bambina dopo essersi accorto che la bambina non voleva più abbracciarlo.
Il ferentinate, finito sotto accusa, è stato difeso dall'avvocato Tony Ceccarelli, mentre la famiglia della bambina si è rivolta all'avvocato Mario Cellitti. Nei prossimi mesi le motivazioni della sentenza.

I fatti
Il quarantenne, come detto, in primo grado è stato condannato, nel 2020, a nove anni e mezzo di reclusione. La Corte d'Appello di Roma, lo scorso settembre ha rinviato rinnovando l'istruttoria dibattimentale, mandando a richiamare due testimoni che non erano stati mai ascoltati nel processo di primo grado, perché erano stati indicati sia su impulso della difesa, sia della procura.
Ieri è stato ascoltato l'ultimo teste. Nella tarda mattinata la sentenza di assoluzione.
A denunciare il fatto era stato il padre della piccola, dopo essersi accorto che la bambina non voleva più abbracciarlo.

Da qui erano nati i sospetti e la successiva indagine per violenza sessuale ai danni del compagno della madre della bambina. Proprio dalla denuncia del padre, che non viveva più con la figlia, è nata l'inchiesta che ha messo sotto accusa il quarantenne. A lui erano state contestate le aggravanti del rapporto di convivenza con la vittima e l'età inferiore ai quattordici anni di lei. La bambina era stata sottoposta a due incidenti probatori nei quali sono state messe nero su bianco le accuse e il racconto di lei era stato considerato attendibile. Ascoltata da due psicologi, uno all'interno del procedimento civile, l'altro nel corso di quello penale.