Che il processo per Sandro Di Carlo, accusato di aver ucciso Yirel Peña Santana in un appartamento di via Pascoli, fosse vicino lo si era intuito dalla richiesta della procura di Cassino di un giudizio immediato che di fatto anticipa il dibattimento accorciando di molto i tempi. A conclusione dell'inchiesta condotta con grande accuratezza dalla polizia, il quadro nelle mani del sostituto procuratore Alfredo Mattei è apparso chiaro. Per questo nelle scorse settimane era stato chiesto il procedimento speciale, con la fissazione adesso da parte del gip della prima udienza al 15 marzo prossimo davanti alla Corte d'assise di Cassino.

Poco più di due settimane fa la consegna delle analisi sulle prove repertate: ricordiamo che gli esami irripetibili sono stati eseguiti sulle prove isolate e prelevate dalla polizia, oggetti ed elementi che gli inquirenti hanno individuato e sequestrato sia nell'appartamento di via Pascoli, sia in quello dell'arrestato. Poi la decisione sulla richiesta di poter sottoporre Di Carlo a una nuova perizia per stabilire la sua capacità di intendere e volere: istanza rigettata. Per il gip, infatti, questo passaggio non è da escludersi in dibattimento.

Un processo che si annuncia delicato e complesso e che con alta probabilità vedrà la partecipazione diretta della famiglia di Yirel - rappresentata dall'avvocato Marco Rossini - e di molti rappresentanti della comunità della Repubblica Dominicana, che per i funerali della trentaquattrenne avevano raggiunto Cassino in pullman. Lanciando un messaggio chiaro in chiesa: la cugina della vittima, in particolare, aveva chiesto giustizia per Yirel, avendo un pensiero per la famiglia dell'arrestato - rappresentato dagli avvocati Vittorio Salera e Alfredo Germani - coinvolta, anzi travolta da tanto dolore.

Secondo quanto accertato dagli investigatori della polizia Yirel sarebbe stata uccisa con diverse coltellate dopo essere stata picchiata. Uno dei fendenti le avrebbe perforato il polmone. Una morte sopraggiunta qualche ora dopo, in un lago di sangue. A indirizzare le indagini su Di Carlo, che si è sempre detto innocente, è stata un'impronta insanguinata isolata dalla scientifica sul muro, ai piedi del corpo. Fondamentali nell'attività di indagine gli abiti ancora sporchi di sangue e soprattutto il contenuto dei cellulari sequestrati. Per l'esperto della difesa, Di Carlo non era lucido; valutazione opposta per il professore incaricato dalla procura. Ora tutte le prove verranno vagliate in aula. E si preannuncia una guerra di perizie.