Il suo arrivo in città è coperto dal massimo riserbo. D'altronde è un paziente psichiatrico e come tale va trattato. Anche se è un assassino. Ci penserà la Rems di via Marano (e in futuro quella in costruzione in via Fabrateria Vetus) a curarlo per la sua terribile malattia mentale che ha seminato paura e lutto. E nel contempo a fargli scontare la pena. Dovrà restarci a lungo nella struttura ceccanese, ben 15 anni, per aver ucciso sua moglie. È l'ex giornalista e autore televisivo della Rai Gianluca Ciardelli, 63 anni, che il 25 maggio del 2021, nella casa di famiglia del quartiere Balduina, a Roma, ha prima colpito con un oggetto di ceramica la consorte Lorella Tomei, sua coetanea, mentre la povera donna dormiva e poi l'ha soffocata schiacciandole il torace.

Al termine del processo per omicidio aggravato celebrato davanti la Corte d'assise del tribunale di Roma, Ciardelli è stato assolto perché giudicato totalmente incapace di intendere e di volere al momento del brutale femminicidio. Secondo la relazione dei periti Vittorio Fineschi e Rolando Paterniti, l'uomo è "affetto da una grave forma di disturbo bipolare maniacale". E perciò resta "un soggetto ad alta pericolosità sociale". Proprio per la sua infermità mentale la corte ha deciso che non dovrà essere rinchiuso in carcere, ma gli ha imposto un soggiorno di quindici anni nella Rems di Ceccano. Già da tempo l'uomo aveva dato chiari segni di squilibrio.

Nel 2019 era stato bloccato mentre sfrecciava a gran velocità su uno scooter tra i fedeli che affollavano piazza San Pietro. Il giorno che uccise sua moglie, chiamò il figlio chiedendogli aiuto, sostenendo che la donna si fosse sentita male. Quando arrivarono nella casa di via Braconzio, i carabinieri lo trovarono che leggeva un libro accanto al corpo della moglie. Ciardelli confessò subito l'accaduto, sostenendo di essere stato spinto a uccidere la donna dai "massoni" e di essere "posseduto". Ora sconterà la pena nella residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza di via Marano.