Troppe le aziende dell'indotto che hanno dovuto chiudere i battenti a causa della crisi legata allo stabilimento ex Fca ma anche per colpa delle mancate politiche di reindustrializzazione del Paese.
Sempre maggiori, poi, le percentuali di commesse che vengono richieste altrove, in Italia come all'estero. La forza economica del territorio continua a indebolirsi.
E pesantemente, con ricadute sociali sotto gli occhi di tutti.

Si continuerà ad andare in questa direzione? A raccontare la battaglia che si sta conducendo per salvare l'indotto metalmeccanico è il segretario nazionale Fim Cisl Ferdinando Uliano.
«La tipologia di vetture che verranno sviluppare a Cassino - e si tratta di una fascia molto alta - necessita di risposte importanti in termini di qualità, tecnologia e affidabilità. Per questo diventa fondamentale la partita che mette in campo il governo. Soprattutto per quel che concerne l'indotto che ha bisogno maggiormente di un intervento massiccio. Sono due anni che, insieme agli altri sindacati, stiamo sollecitando affinché si operi in maniera decisiva per accompagnare il processo di reindustrializzazione come stanno facendo gli altri Paesi.

Le destinazioni economiche, approvate già a partire dal governo Draghi, non sono mai state tradotte in azioni concrete nel settore industriale. Si è in ritardo sugli incentivi di quest'anno e non si è intervenuti nel fare in modo che il nostro indotto diventasse competitivo.
Stiamo aprendo questa discussione al ministero sugli stabilimenti Stellantis in Italia ma anche per interventi puntuali rivolti alle aziende del settore.

Le nuove produzioni saranno sempre di più a servizio dell'elettrico mentre noi abbiamo ancora una dimensione molto lontana da una macchina connessa e maggiormente autonoma. L'indotto è concentrato ancora, per il quaranta per cento, da tipologie di componenti destinati a motori tradizionali.
Va urgentemente governato il processo, altrimenti un pezzo importante dell'indotto metalmeccanico continuerà a spegnersi, senza che ne sorga mai uno nuovo. Se questa partita non verrà condotta in maniera adeguata, spostandosi su altre produzioni, è chiaro che si rischierà grosso».

E sull'emorragia occupazionale? Anche qui i numeri non giocano a favore di un plant che ha in cantiere altre centinaia di fuoriuscite incentivate. Il numero delle tute rosse che, ogni giorno, tra un blocco produttivo e l'altro, varca i cancelli della fabbrica laziale continuerà a calare. Drasticamente!
«È una partita - specifica Uliano - che deve essere affrontata sul piano degli ammortizzatori che vanno adeguati al processo di transizione come pure sulla formazione che deve essere messa a disposizione perché, chiaramente, devono essere rinnovate le competenze. Sono partite che non possono essere lasciate al caso.

A Cassino abbiamo questa grande occasione della piattaforma Stla Large ma bisogna posizionarci sopra i veicoli. È uno stabilimento che può arrivare a 200.000 unità ma per farlo vanno assegnati nuovi prodotti. Bisogna fare delle scelte e fare in modo che il mercato risponda alla sfida dell'elettrico».
E ancora: «Già abbiamo notizia delle due vetture che saranno sviluppate sulla piattaforma Large, le nuove Stelvio e Giulia. Sul suv sappiamo già che, dal 2025, ci sarà la messa in produzione. Sono basi importanti per poter recuperare quei volumi che oggi lo stabilimento non ha più. Ci aspettiamo una ripresa produttiva a partire dal 2025. Chiaramente il 2024 rappresenta un anno di sofferenza».

Un doppio fronte di attesa, a questo punto. L'incontro del 6 dicembre al Mimit per comprendere definitivamente i termini dell'intesa tra governo e multinazionale e inaugurare un percorso che porterà all'aumento produttivo nazionale e la convocazione straordinaria della Commissione Lavoro a Piedimonte San Germano così come stabilito nel consiglio regionale di tre giorni fa.
Un doppio fronte di attesa mentre gli operai dell'ex Fca sono a casa e lì restaranno fino all'11 gennaio.