Si è chiuso con una sentenza di assoluzione e prescrizione il processo per la realizzazione della pista di kart con annesso agriturismo a Ripi. Lo ha deciso il tribunale di Frosinone, presieduto dal giudice Antonio Ruscito, chiudendo una vicenda che risaliva tra dicembre 2013 e agosto 2016. Disposto il dissequestro dell'immobile ancora sequestrato.

L'udienza si è aperta con le richieste del pubblico ministero Adolfo Coletta che ha concluso per una richiesta di condanna per i reati non prescritti, ovvero l'abuso d'ufficio, contestato al responsabile dell'ufficio tecnico del Comune di Ripi, Pietro Recine, e al proprietario del fondo e della società agricola Ator interessata all'intervento, Antonio Rota, residente a Pofi, e il falso ideologico al solo Recine. L'inchiesta ruotava sull'esistenza di un vincolo archeologico sull'area. Il pm ha chiesto di dichiarare la prescrizione per i restanti imputati, ovvero l'ex sindaco di Ripi Giovanni Celli, in qualità di direttore dei lavori, Antonio Berardi, di Torrice, progettista e direttore dei lavori antecedentemente a Celli, e Mario Tata, di Alvito, amministratore dell'impresa esecutrice dei lavori di realizzazione della pista da kart.
Il pm che ha parlato di «impegno degno di miglior causa» e «disprezzo delle regole» aveva chiesto un anno e tre mesi per Recine e otto mesi per Rota.

Le difese degli imputati per i quali è stata chiesta la prescrizione hanno insistito per l'assoluzione nel merito, contestando i fatti. Stessa cosa gli avvocati degli altri due imputati, che hanno evidenziato l'insussistenza del vincolo archeologico che al più ricadeva su una piccola porzione dell'area, che il vincolo non era facilmente individuabile, l'assenza di inedificabilità assoluta, che non c'è stata cointeressenza tra i cinque e che l'opera si poteva realizzare traslando il progetto.

Il tribunale ha assolto Recine e Rota e ha dichiarato la prescrizione per gli altri fino a dicembre 2013 e maggio 2014. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Giorgio Igliozzi, Mario Di Sora, Sandro Salera, Antonio Iafrate e Paolo Marandola.