Il sottosegretario alla cultura e sindaco di Arpino Vittorio Sgarbi non cambia la sua agenda di impegni nonostante il polverone che si è sollevato su di lui. Tra i suoi obiettivi resta quello di «sistemare la statua di Cicerone ad Arpino».

Sulla vicenda delle presunte "consulenze d'oro" e sulle questioni aperte con il fisco che metterebbero a rischio il suo incarico nel governo, Sgarbi è perentorio: «Per chi parla di ritiro delle mie deleghe, non esiste. La mia è una funzione utile per divulgare la conoscenza dell'arte e in alcune occasioni vengo pagato. Ad esempio, domenica vado a presentare un artista, ho fatto un testo per un catalogo, faccio un discorso professionale, vengo pagato. Non capisco cosa mi si possa rimproverare. Parliamo di una bufera di un solo giornale che si espande attraverso una serie di diffamazioni che pagheranno, basate su una documentazione anonima. Un tema interessante potrebbe essere l'evasione fiscale, che però non c'è perché da marzo ho fatto la rottamazione e devo pagare. Il ministro alla cultura ha fatto delle dichiarazioni inaccettabili e quello che dice non è vero. A me sembra un altro uomo».

Sgarbi nega di aver avuto contatti con in ministro Gennaro Sangiuliano e con la presidente Giorgia Meloni e aggiunge: «Se le cose che ho fatto dovessero risultate incompatibili, nascerà un problema e gli avvocati chiederanno il perché. Mi pare incredibile non poter parlare d'arte perché sono un sottosegretario».

Un caso che ha scosso inevitabilmente anche la comunità arpinate. Il consigliere di minoranza Niccolò Casinelli commenta: «La natura delle circostanze emerse nelle ultime ore su diversi quotidiani e agenzie nazionali suggerisce grande cautela nell'approccio; si tratta di fatti estremamente gravi, potenzialmente in grado di pregiudicare la stessa esistenza politica dei soggetti coinvolti. Se fossero confermati ci sarebbero tutti gli estremi per decretare, anche sotto il profilo dell'irreversibile e deliberata offesa alle aspettative degli arpinati, l'inesorabile fallimento di un'operazione politica e dei suoi artefici. Ma non va dimenticato che il nostro sistema giudiziario è fondato sulla presunzione di innocenza, che vuole evitare condanne sommarie e che obbliga all'uso del condizionale. La vicenda è comunque complessa - conclude Casinelli - e gli sviluppi dei due fronti presumibilmente attivi, quello giudiziario e quello politico, possono generare diverse conseguenze, di breve e di lungo periodo, che oggi sono difficili da prevedere».