«La droga porta alla morte, al carcere e a problemi psichiatrici». A parlare è il sorano Riccardo Mammone, oggi trentacinquenne, con alle spalle una vita di dipendenze.
Nella sua città d'origine è il tema dell'abbandono incontrollato di siringhe che preoccupa. Ha deciso, quindi, di raccontare la sua storia e lanciare un messaggio di vita.

«Sono stato arrestato a diciassette anni per spaccio di hashish. Ho vissuto il centro di prima accoglienza, gli arresti domiciliari, ho conosciuto gli assistenti sociali e i processi. Non pensavo di avere un problema così grave e la mia vita è andata avanti senza troppe preoccupazioni, ovviamente, oltre alla paura di essere nuovamente arrestato. Ma purtroppo, come ho provato sia sulla mia pelle che con le storie di altri ragazzi, non è la paura che ti fa uscire da una dipendenza, forse ti fermi un attimo all'inizio, ma poi ricominci come prima.

In comunità sono entrato dopo molto tempo, avevo ventisei anni, proprio perché mi portavo dietro quei problemi che sfociano in dipendenza; le sostanze sono solo la punta di un icerbeg, è tutto quello che c'è sotto che bisogna risolvere – ha continuato Riccardo – Solo durante il percorso in comunità mi sono detto: io sono un tossicodipendente. Quando entri hai gli attacchi di panico, i debiti, il carcere all'orizzonte e qualche processo non credi ancora che hai un problema. Fino a quando nascondevo a me stesso la mia tossicodipendenza era impossibile reagire. Oggi sono quasi dieci anni che sono nella comunità Figlia di Sion di Castel di Sangro, ed il mio percorso è durato circa quattro anni. Poi ho deciso di rimanere per aiutare e portare avanti i progetti e dare aiuto agli altri ragazzi».

Riccardo, con serenità, spiega che ci sono tanti pregiudizi sulle comunità, ed anche lui pensava fosse un carcere, un luogo senza libertà, dove si perde la propria identità. «È la droga che ti rende piatto e ti rende schiavo. La situazione di Sora rispecchia i tanti problemi sociali che ci sono sempre stati. Ai ragazzi che fanno uso di sostanze dico: non sprecate la vostra vita, fino a quando non ci restiamo "sotto" non ci crediamo, ascoltatemi e non prendetemi per pazzo. Alle loro famiglie invece voglio dire che i vostri figli non capiscono che strade percorrono, non sono cattivi e pensano che quello sia divertimento, sta a voi dare uno stop. Non lasciate passare tutto quello che succede, non facendo niente, così i aiuterete loro solo a morire».