Caso Bricca, confermata la linea difensiva dei Toson: i legali di Roberto e Mattia, padre e figlio accusati dell'omicidio, hanno presentato ricorso in Cassazione, impugnando la disposizione del Riesame sulla carcerazione dei due, che non hanno potuto beneficiare neanche della misura dei domiciliari.
Prosegue dunque la battaglia legale condotta dagli avvocati Angelo Testa e Umberto Pappadia, già annunciata più volte in passato, tesa a smontare per intero il contenuto dell'ordinanza di custodia cautelare firmata nello scorso luglio dal gip Bracaglia Morante e che aveva portato i Toson in carcere, dapprima a Frosinone e poi a Civitavecchia.

Testa e Pappadia insistono che il documento del gip non contenga alcuna prova certa sulle responsabilità ascritte a Mattia e Roberto, ma - al contrario - sia pieno di punti da chiarire e contraddizioni.
Nel ricorso si fa cenno a più di un fattore. Il primo è che, secondo i legali, non potevano essere utilizzate le testimonianze rese dopo il 7 febbraio da alcuni amici di Thomas, indagati per le risse del 28 e 29 gennaio scorso. Versioni che, quindi, hanno iniziato a far parte di un secondo procedimento penale.

Contestata anche la testimonianza dell'ex fidanzata di Mattia, che ha riferito nello scorso mese di marzo dei movimenti, delle affermazioni e degli atteggiamenti degli indagati nel giorno della sparatoria ma anche a ridosso della stessa, sia prima che dopo i tragici eventi di via Liberio. Per i legali dei Toson, la ragazza non sarebbe attendibile.

Altro nodo non secondario della vicenda: la perizia antropometrica, ossia lo studio in grado di delineare le fattezze del corpo del killer (altezza, caratteristiche e proporzioni del volto, lunghezza degli arti), che manca nell'ordinanza: Testa e Pappadia sostengono che la persona immortalata nelle immagini video e che ha sparato avrebbe un'altezza inferiore al metro e 70 centimetri nonché una corporatura robusta, mentre Mattia è alto un metro e 90 ed è snello.

Posto anche il dubbio sulla mano dell'assassino: gli avvocati puntano sul fatto che l'omicida sarebbe mancino, mentre né Roberto né Mattia lo sono.
Infine, altra contestazione: l'omessa motivazione sulla mancata applicazione dei domiciliari, in ragione - dice la difesa - dell'assenza di prove concrete.
Di contro, il Tribunale del Riesame ha affermato che sussiste la pericolosità sociale dei due Toson, per cui il regime carcerario è compatibile con questa valutazione, poiché i due potrebbero reiterare il reato, pertanto la misura alternativa non è stata accordata in virtù di questo.

Insomma, è battaglia su ogni fronte, con i Toson che continuano a proclamarsi estranei ai fatti che hanno portato alla morte di Thomas, nella freddissima sera del 30 gennaio scorso, quando un colpo di pistola lo centrò in pieno.