Carte false per avere la patente, si dovranno trascrivere le intercettazioni telefoniche.
Procede il processo, nato da una costola dell'inchiesta madre condotta dalla squadra mobile di Frosinone nel 2016, sulle patenti facili alla motorizzazione.
Tra i settantadue imputati ci sono cinesi residenti nelle province di Brescia, Vicenza e Salerno, a Ragusa, Milano, Verona, Roma, Forlì, Cosenza, Prato e Firenze; egiziani, venuti da Roma e provincia e da Ascoli, Latina e Fermo; marocchini residenti nelle province di L'Aquila, Lucca, Perugia e Parma; indiani provenienti dalla provincia di Latina; albanesi delle province di Bolzano, Perugia, L'Aquila e Viterbo. E poi pachistani venuti da Boville Ernica, L'Aquila e Verona; macedoni residenti in Umbria; romeni residenti a Grosseto e Mentana; quindi turchi, tunisini, ghanesi, bengladesi, kosovari e bulgari residenti tra Alessandria, Roma e provincia, Modena, Perugia e Arezzo.

La prima delle sessioni di esame nel mirino della procura di Frosinone nell'inchiesta "Pay to drive" è di gennaio 2015. Così aveva spiegato al tribunale l'allora capo della squadra mobile di Frosinone Carlo Bianchi, sentito ad aprile 2022.
Ieri il tribunale, presieduto dal giudice Fiammetta Palmieri, ha prima deciso di dichiarare la prescrizione per i reati di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale. Restano in piedi i reati di corruzione e anche di falso in atto pubblico e falso materiale.

Il pubblico ministero Vittorio Misiti ha depositato la lista delle telefonate di cui ha chiesto la trascrizione. A quel punto il tribunale ha concesso un termine alle difese di presentare, entro sette giorni dalla nuova udienza, prevista a fine novembre, di integrare quella lista con altre telefonate.

Per l'inchiesta madre erano stati utilizzati le intercettazioni ma anche i video (anche nella stanza del direttore dell'epoca c'erano microfono e telecamera). Immortalati dalla polizia la consegna delle buste con il denaro, frutto della corruzione secondo l'ipotesi accusatoria, come i suggeritori, aggiunti alle sessioni di esame, allo scopo di aiutare i candidati che avevano pagato. L'inchiesta ha toccato vari livelli, dagli allora funzionari pubblici della motorizzazione, ai titolari delle autoscuole, ai suggeritori fino ai procacciatori di affari, che reperivano i candidati da più parti d'Italia.

Tra l'altro, nel corso dell'audizione del capo della squadra mobile, è emerso che a seguito di un controllo effettuato tra la prima e la seconda sessione d'esame, due dei tre suggeritori presenti alla prima non erano potuti rientrare. Il risultato è stato che i candidati da promuovere erano stati tutti bocciati a differenza di quanto accaduto nella prima tornata con i suggeritori al loro posto. Trovate, nel corso delle perquisizioni, anche le schede con i pagamenti.

Tra gli imputati figurano anche diversi ciociari, residenti a Sora, Cassino, Monte San Giovanni Campano, Rocca d'Arce, Campoli Appennino, Pontecorvo, Piglio, Isola del Liri e Arpino. Sono difesi dagli avvocati Carlo Coratti, Mario Cellitti, Francesco Germani, Giampiero Vellucci, Antonino Nobile, Lucia Melone, Carlo Mariniello, Martina Stirpe, Antonio Celani, Giuseppe Lo Vecchio e Gianfranco Rotondi.