«Con l'introduzione del reddito di cittadinanza, molti beneficiari frequentatori abituali dei centri di ascolto hanno diminuito fortemente i loro accessi». Lo dice Marco Toti direttore della Caritas diocesana di Frosinone. E ora con la progressiva abolizione del sussidio e la perdita per molti già dai mesi di agosto e settembre, si prevede un ritorno delle richieste d'aiuto alla Caritas. Settembre sarà già un banco di prova per capire l'impatto sociale della riduzione dei beneficiari del reddito di cittadinanza. E molti di questi, in assenza di alternative, si rivolgeranno ai servizi sociali dei Comuni e alle Caritas. Un fenomeno che già nelle grandi città sta prendendo forma. Il reddito di cittadinanza, visto dalla Caritas di Frosinone, aveva portato, dunque, alla riduzione delle richieste di aiuto.

«I percettori di reddito di cittadinanza - conferma Toti - si rivolgevano ai centri d'ascolto solo per cose eccezionali, tipo per un'improvvisa necessità per motivi di salute, in quanto erano abbastanza coperti. In questo periodo abbiamo registrato una diminuzione di accessi ai centri d'ascolto di alcune categorie».

Cosa vi aspettate a settembre?
«Ci si aspetta un ritorno di ex beneficiari del reddito di cittadinanza. Che da qui in avanti ritorneranno più sistematicamente». Un impatto, però, che ancora non si è visto, nonostante già da questo mese l'Inps ha inviato i primi sms (15.000 i nuclei familiari interessati nel Lazio) per comunicare le prime interruzioni dell'erogazione del sussidio. «Ad agosto - ribadisce Toti - non si sono verificate di difficoltà. Teniamo conto che anziani, famiglie con figli minori o figli disabili hanno meno necessità, avendo mantenuto il sussidio». L'aiuto della Caritas, però, per certe famiglie risulta fondamentale.

«Il nostro sostegno rimane - conferma Toti - ma sempre a livello simbolico. Non riusciamo a fare una presa in carico totale per tutti i loro bisogni. Nei nostri centri d'ascolto gli accessi sono migliaia, noi facciamo interventi di orientamento, di indirizzamento a piccoli lavori, che, fortunatamente, in questa fase ci sono. Il problema è che parliamo di persone che non solo immediatamente occupabili, il loro approccio al lavoro non è proattivo, quello che manca ed è mancato è la politica attiva del lavoro. Per tutte le persone non occupabili o con difficoltà di occupazione di fatto non c'è stata nessuna misura per accompagnarli o aiutarli nella ricerca di un lavoro. Non basta solo la formazione, ma anche uno stile e quei comportamenti che ti rendono immediatamente spendibile sul mercato del lavoro. A settembre faremo una verifica un po' più puntuale. Ma l'impressione è che molti di quanti vanno verso la perdita del reddito di cittadinanza non hanno ben percepito il salto nel buio».

Secondo l'Inps, i percettori di reddito di cittadinanza, nel periodo gennaio-giugno 2023, sono 1.985.859, di questi 165.042 vivono nel Lazio, distribuiti tra Roma (117.373), Latina (18.843), Frosinone (17.073), Viterbo (7.915) e Rieti (3.838). Intanto, nei giorni scorsi, sono stati inviati i nuovi sms per annunciare lo stop al reddito di cittadinanza: ad agosto il taglio interesserà 33.000 nuclei familiari che hanno raggiunto la settima mensilità, il limite massimo per beneficare del sussidio. Manterranno il reddito di cittadinanza i nuclei con minori, disabili o over 60 continuerà, almeno fino al 31 dicembre, quando la misura andrà in soffitta e sarà sostituita dall'assegno di inclusione.

A luglio 113.596 su 154.507 sms inviati hanno prodotto lo stop al reddito (73,5%), ad agosto saranno 21.458 su 33.765 (63,5%). Da qui a fine sono attesi 17.317 sms a settembre, 12.784 a ottobre, 6.844 a novembre, 3.863 a dicembre. Saranno interessate 229.080 famiglie che, se perdureranno le condizioni di disagio, dovranno essere prese in carico dai servizi sociali dei comuni entro il 31 ottobre.