Se i debiti commerciali devono essere saldati entro trenta giorni, il 35% delle città capoluogo di provincia italiane non rispetta i limiti. È quanto emerge da una ricognizione del Centro studi enti locali elaborata per l'Adnkronos e relativa all'anno 2022. Secondo l'analisi, sono molte le amministrazioni pubbliche lontane dal rispettare quanto previsto dal decreto legislativo 231 del 2002. In base al dettato normativo, i debiti commerciali vanno saldati entro 30 giorni dalla data di ricezione della fattura o dalla richiesta di pagamento. Solo in casi particolari possono essere siglati specifici accordi che estendono il limite fino a 60 giorni.

Tra le amministrazioni che non rispettano tale limite c'è anche Frosinone. Il capoluogo impiega dieci giorni di troppo ovvero 40. Nel resto del Lazio, preso atto che il dato di Rieti non è stato comunicato, Latina è l'unica amministrazione a saldare i debiti commerciali entro o limiti, con 24 giorni dalla ricezione delle fatture. Oltre a Frosinone non rispettano i termini nemmeno Viterbo che impiega 46 giorni a pagare le fatture così come Roma che, però, ha sforato di meno di un giorno la media di 30 giorni.

Per la mancata piena attuazione della direttiva sui ritardi di pagamento da parte della pubblica amministrazione si è mossa anche la Commissione europea che ha avviato una procedura di infrazione mettendo in mora l'Italia e anche la Grecia. La Commissione ha evidenziato - ricorda lo studio - come le lungaggini abbiano «effetti negativi sulle imprese in quanto ne riducono la liquidità, ne impediscono la crescita, ostacolano la loro resilienza e potenzialmente vanificano i loro sforzi per diventare più ecologiche e più digitali».

Non a caso, sulla base dei dati raccolti dal Centro studi enti locali, che ha esaminato gli indici di tempestività dei pagamenti 2021 e 2022 pubblicati sui siti istituzionali delle città capoluogo di provincia, l'obiettivo - soprattutto in certe aree del paese - è ancora lontano dall'essere centrato. Anche in questa come in altre classifiche nazionali, l'Italia risulta divisa in due, da un Nord virtuoso e un Sud maglia nera. Infatti, se a livello generale il 62% dei Comuni è risultato rispettare il dettato normativo, secondo la distribuzione geografica, invece, emergono grosse differenze. Il Sud Italia è l'unica area geografica dove gli enti che sforano il limite sono superiori rispetto a quelli che lo rispettano. Al Sud e nelle isole due capoluoghi di provincia su tre pagano mediamente i propri debiti commerciali oltre i 30 giorni. Il 26% è stato nei tempi, mentre il restante 7% non ha ancora pubblicato l'indice di tempestività di pagamento.

All'opposto tra le città del Nord, l'89% è virtuoso nei pagamenti dei debiti commerciali, mentre soltanto l'11% sfora il tetto massimo per il pagamento mentre il restante. In Centro Italia, il 62% degli enti è in regola da questo punto di vista, il 35% non lo rispetta e il 3% non pubblica alcun dato, per lo meno per il 2022. Tra le regioni spiccano in negativo, Calabria, Campania, Molise e Umbria che hanno il 100% di comuni capoluogo di provincia con tempi medi di pagamento dei debiti commerciali superiori al limite massimo consentito. Ribaltando la classifica, hanno il 100% dei capoluoghi che onorano i debiti per tempo Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Marche, Toscana, Trentino Alto Adige, Valle d'Aosta e Veneto.

Dando uno sguardo alle varie situazioni specifiche, in Abruzzo la situazione più critica è a Chieti con ritardi di oltre due mesi, la miglior è Pescara (24 giorni). In Basilicata si distingue in negativo Potenza che ha pagato le fatture con circa 38 giorni di ritardo. Nel Lazio, invece, fuori range Viterbo (46 giorni) e Frosinone (40). In Liguria l'unico capoluogo di provincia che non rispecchia il trend regionale è Imperia. Bene, al contrario, Genova, La Spezia e Savona. In Lombardia, i due comuni capoluogo che non rispettano i tempi sono Brescia e Cremona. All'opposto spicca in positivo Mantova, con tempi di reazione di circa due settimane dalla ricezione delle fatture.

I ritardatari del Piemonte sono Alessandria e Asti. Biella e Cuneo hanno decisamente più sprint. Tornando al Sud, in Puglia solo Bari riesce a rispettare i tempi al contrario di quanto fanno gli altri capoluoghi, soprattutto Andria, dove i pagamenti sono avvenuti mediamente a distanza di 129 giorni dalla richiesta. Nelle isole, in Sardegna bocciati invece Villacidro, che ha pagato i propri creditori con più di due mesi di ritardo e Oristano. La migliore, invece, è Cagliari. In Sicilia, Caltanissetta, Catania, Messina, Palermo e Trapani si distinguono in negativo per i tempi di pagamento delle fatture commerciali. Ma mancano i dati di Siracusa. Restano nei termini Enna e Ragusa.