«Ho bisogno di cose antiche. Scrivimi una lettera su un foglio di carta, chiamami da una cabina telefonica, citofonami sotto casa e sali da me ad ascoltare un disco di vinile, dimmi "io per te ci sono", e quando avrò bisogno di te ci sarai veramente». Così scrive Fabrizio Caramagna in "Se mi guardi esisto". Da oggi, però, a Frosinone, chi vorrà essere un po' più romantico avrà una possibilità in meno. Sono state, infatti, rimosse ieri le ultime cabine telefoniche pubbliche (erano dieci), quelle citate da Caramagna, presenti sul territorio comunale. Rimane soltanto qualche posto telefonico pubblico (meno di una decina) all'interno di esercizi commerciali.

Si chiude, quindi, un'epoca. Inevitabilmente. Anche perché se, oggi, si fosse provato a chiedere a qualcuno dove si fosse trovato il più vicino telefono pubblico, probabilmente questi avrebbe guardato il proprio interlocutore come se fosse stato un marziano. E se mai fosse capitato di doverne usare uno, magari per una chiamata urgente, chi avrebbe avuto in tasca la tessera prepagata Telecom o la carta di credito (funzionava anche con quella, ma nessuno, o pochi, lo sapeva)? Allora, c'è poco da stupirsi se le poche cabine rimaste sul territorio sono andate in pensione, archiviando una delle ormai rarissime testimonianze rimaste di una generazione analogica soppiantata quella digitale. Ma qual è la ratio di questa scelta? Agcom dice di avere tenuto conto dell'effettivo utilizzo degli apparecchi, sempre più ridotto a causa del mutamento delle abitudini degli utenti.

I cellulari hanno soppiantato la telefonia pubblica a partire dagli anni Novanta e la loro diffusione è stata talmente capillare che oggi è difficile trovare anche alunni delle elementari senza il telefonino in tasca. Un'indagine dello stesso garante rivela che l'Italia è al primo posto in Europa per numero di apparecchi rispetto agli abitanti, con una postazione telefonica pubblica ogni 450 abitanti, contro la media europea di una postazione ogni 1.100 abitanti. La prima cabina telefonica pubblica in Italia fu installata il 10 febbraio 1952 a Milano. Fu esattamente in quel giorno che la concessionaria nazionale Stipel pose la sua prima "pietra" in piazza San Babila, dando così avvio a un processo che in poco tempo avrebbe portato alla comparsa di migliaia di cabine in tutto lo Stivale. Una novità rivoluzionaria se si pensa che fino a quel momento i telefoni pubblici esistevano soltanto all'interno di edicole, bar e ristoranti, o nei cosiddetti PTP, i Posti Telefonici Pubblici. La comparsa delle prime cabine pubbliche avvicinò così l'Italia a Inghilterra e Stati Uniti d'America, dove questo tipo di postazioni era stato inaugurato già nel primo decennio del Novecento.

Apparecchi che negli anni hanno cambiato spesso versione, passando dai primi telefoni con combinatore a disco a quelli a tastiera, dai telefoni U+I (urbane più interurbane) ai G+M (gettoni e monete), dall'appariscente Rotor (del 1989) al più moderno e tecnologico Digito (del 2002), il primo a permettere di pagare una telefonata in cabina utilizzando degli euro. Fino ad arrivare addirittura al primo impianto telefonico pubblico dotato di touch screen e connessione a internet, sperimentato per la prima volta a Torino nel 2012, con l'obiettivo di dare la possibilità ai cittadini di telefonare, inviare sms ed e-mail e usare diverse applicazioni direttamente da una cabina telefonica.

La cabina telefonica era un'installazione che si incrociava durante la quotidiana frequentazione della città e sulla quale di rado si posava uno sguardo consapevole della sua importanza. Sono state iconiche figure di film e sceneggiati televisivi. Hanno raccontato il cambiamento del Paese attraverso la comunicazione e la tecnologia. Nel loro piccolo abitacolo sono nati amori e liti, emergenze e felicità. Sono state il mezzo più importante per raggiungere persone lontane in attesa di notizie, scandendo, attraverso lo scorrere dei gettoni, i giorni della naja, quando il servizio militare era d'obbligo.

I numeri telefonici da ricordare erano pochissimi: massimo tre o quattro, non come adesso che si hanno decine di numeri memorizzati nella rubrica del telefonino. Nelle cabine telefoniche del nostro Paese è passata la storia. È da lì che le Brigate Rosse comunicarono al mondo l'uccisione di Aldo Moro. È in una cabina telefonica di piazzale De Matthaeis a Frosinone che venne lasciato il biglietto con la rivendicazione dell'assassinio di Fedele Calvosa e della sua scorta. La storia ha deciso di voltare pagina. Resta la malinconia e un velo di tristezza per i tempi andati in coloro che hanno vissuto un'epoca e hanno vissuto esperienze oggi irripetibili.