Non si placano le polemiche per il dopo partita Frosinone-Napoli. Il racconto, con tanto di foto col collare, del tifoso diciannovenne del club partenopeo aggredito fuori dallo stadio insieme a un cassinate, anch'egli sostenitore azzurro ha fatto il giro d'Italia. Come le dichiarazioni del consigliere regionale campano Pasquale Di Fenza, che ha denunciato di esser stato circondato, offeso e minacciato da alcuni facinorosi.

Si è trattato, comunque, di episodi isolati legati al fatto che molti tifosi ospiti erano in altri settori dello Stirpe. Circostanza che sicuramente si ripeterà quando a Frosinone verranno a giocare le altre big del campionato. Il punto è che mentre il tifo organizzato più il grosso dei tifosi al seguito del Napoli è stato controllato, scortato e concentrato nel settore ospiti e nello spicchio di curva Sud dedicato, senza problemi per le forze dell'ordine presenti in gran numero, tenere a bada i "cani sciolti" non è stato e non sarà semplice. Gli spettatori locali dovranno imparare a convivere con la presenza di altri tifosi accanto e questo, ovviamente, richiede una prova di maturità.

Prova di maturità che se, in genere c'è stata, non ha impedito alcuni episodi di violenza. In modo particolare gli agenti di polizia hanno subito stroncato sul nascere un parapiglia sviluppatosi in tribuna, allorché il Napoli ha pareggiato, con un tifoso ospite che ha scavalcato e ha innescato la mischia con i frusinati. L'uomo è stato subito isolato dagli agenti e accompagnato in questura. E si è preso un daspo di tre anni.

Più complicato è stato gestire il passaggio dei tifosi partenopei, alcuni dei quali con la maglia azzurra indosso, che, essendo in altri settori, durante il deflusso si sono mischiati ai locali mentre andavano a riprendere l'auto nel parcheggio ospiti. A farne le spese sono stati il tifoso cassinate di 26 anni che ha subito la frattura del setto nasale, e Ivan, 19 anni, colpito al volto. Quest'ultimo, dopo aver fatto ricorso alle cure dei sanitari dell'ospedale Spaziani, è rientrato in Campania da dove ha scritto un lungo post su Instagram.
«Ho avuto la fortuna di ricevere dei biglietti in tribuna per questa gara "speciale", la prima in Serie A da campioni d'Italia - scrive Ivan - Prima dell'inizio del match apro lo zaino e poso la polo, indosso finalmente la maglia azzurra, adesso con il tricolore. A fine gara aspettiamo i giocatori per un saluto prima che lascino il campo. Tutto perfetto. Cos'è che non va? Usciti dal settore ci dirigiamo verso il parcheggio, indossando sempre la maglia del Napoli.

Non avevamo pensato che bisognava passare verso la curva della squadra locale. Iniziano i primi insulti. Si avvicinano intimano di toglierci la maglietta. Circondati da 5/6 individui palesemente pericolosi vengo improvvisamente aggredito. Ricevo uno sputo in faccia e subito dopo un pugno che mi stordisce completamente; intanto, resto da solo e non vedo più il mio amico. Senza maglia e con la faccia sporca di sputo, con un dolore al collo e con il labbro che man mano si gonfia, mi dirigo verso l'ambulanza. Il collo mi causava dolori e accertata con una Tac la contusione, mi dicono tenere il collare per 4 giorni. Di questa partita mi resteranno diverse immagini.

Mi resterà l'affetto degli infermieri e soprattutto le scuse di un ragazzo con la maglietta del Frosinone che fuori l'ospedale mi ha teso la mano dopo aver saputo dell'accaduto. Mi resterà soprattutto un grande senso di smarrimento e frustrazione. Perchè nel 2023 non posso godermi la mia passione? Perché quel pallone che tanto amo continua ad essere "sporcato" da persone che non cercano altro che uno sfogo per la propria rabbia? Gli stadi trasudano razzismo, etnico e territoriale». Altro video virale il presidente napoletano Aurelio De Laurentis, filmato nell'area ospitalità mentre bestemmia. Un'altra polemica, esplosa anche sui social, è quella dei cori offensivi e razzisti contro Napoli lamentata dai tifosi partenopei. Intanto, le immagini della videosorveglianza sono al vaglio delle forze dell'ordine per eventuali provvedimenti.

Altra polemica, di tutt'altro genere, è quella dei disagi sofferti dagli sportivi frusinati durante il deflusso. I più si lamentano dell'angusto spazio per uscire verso via Fabi. Tuttavia, c'è chi fa notare che poco più avanti c'è via dei Giochi delfici, molto più larga e accogliente, rimasta praticamente inutilizzata al deflusso. Il motivo? Per arrivare in via dei Giochi delfici occorre fare qualche centinaio di passi in più.

L'assessore ai Servizi sociali del Comune di Frosinone Fabio Tagliaferri, intanto, ha commentato su Facebook l'episodio di violenza: «Se qualche imbecille frustrato crede di poter infangare il buon nome della nostra città, della nostra società di calcio e della nostra tifoseria credo che debba sapere che saremo in primis noi tifosi per bene del Frosinone ad impedirglielo perché la serie A deve essere, per l'immagine della nostra città, un veicolo di promozione virtuosa e positiva».