Un'attentato incendiario a quattro mani quello compiuto, peraltro maldestramente, martedì scorso contro il santuario della Santissima Trinità. Gli autori dell'assurdo gesto sono due frusinati, un trentenne e un cinquantenne, già noti alle forze dell'ordine per una lunga sfilza di reati. I poliziotti della Digos li hanno incastrati dopo un'indagine lampo, meno di 24 ore per identificarli, rintracciarli e denunciarli per danneggiamenti.

Nella tarda serata di martedì i due hanno lanciato una tanica piena di liquido infiammabile dopo aver acceso la miccia, sul modello delle bombe molotov. Fortunatamente la tanica si è fermata a circa un metro dal portone d'ingresso in legno della chiesa dopo aver colpito uno dei paletti metallici che delimitano l'area pedonale da quella carrabile del piazzale.
Ad annunciare la soluzione del giallo è stato ieri il parroco don Angelo Oddi, che in un post pubblicato su Facebook ha scritto: "Carissimi, vi informo che la Polizia di Stato ha individuato due balordi probabilmente autori del grave attentato incendiario verso il Santuario della Santissima. Grazie alla questura di Frosinone per aver dato una risposta immediata al vile gesto, e agli uomini della Digos".

Proprio la solerzia degli agenti della Digos ha consentito di chiudere il caso così rapidamente. I poliziotti hanno subito acquisito le immagini registrate da una telecamera di sicurezza del Comune di Frosinone, confinante con la contrada dove sorge il santuario. Immagini che probabilmente si sono rivelate decisive per incastrare gli autori dell'attentato.

Numerose e soddisfatte le reazioni dopo la pubblicazione del post con cui don Angelo ha informato i fedeli degli ultimi sviluppi vicenda. Commenti entusiasti per il finale e apprezzamenti per l'operazione della polizia. Se la tanica in fiamme avesse raggiunto il portone in legno della chiesa le conseguenze sarebbero state ben diverse. Un gesto senza una motivazione plausibile, accompagnato anche da frasi blasfeme scritte sul muretto antistante il santuario. Forse i due soggetti erano ubriachi. Dovranno spiegare al giudice perché hanno tentato di appiccare il fuoco all'edificio religioso.
Nei prossimi giorni don Angelo concorderà con la comunità una data in cui fissare un incontro pubblico proprio per affrontare con i fedeli la delicata questione, una vicenda che a lasciato tutti attoniti, che va ancora chiarita e metabolizzata.