Nel 2022 l'economia italiana ha registrato un'importante crescita, con un prodotto interno lordo aumentato in volume, secondo le stime dell'Istat, del 3,7%. Nel 2023, pur mantenendo un andamento in positivo, la crescita ha subito un forte rallentamento rispetto alla media dell'anno scorso.

Dopo il boom del 2022, infatti, il calo di quest'anno riguarderà indistintamente tutte le regioni italiane. Il dato, però, come rileva la Cisl Lazio, è che l'aumento del Pil, nel territorio, resta minore rispetto alle regioni del Nord. Ed è con l'obiettivo di ridurre l'endemica distanza tra l'economia laziale e quella delle regioni settentrionali, che la Cisl intende proporre al presidente della Regione Francesco Rocca un protocollo d'intesa sulle relazioni sindacali.

A trainare l'economia del Paese, infatti, secondo uno studio della Cgia di Mestre, saranno la Lombardia e il Nordest, rafforzando la leadership del nuovo triangolo industriale allargato, ai cui vertici si trovano Milano, Bologna e Venezia. Nella classifica della crescita del Pil nelle regioni, il Lazio, che nel 2022 aveva segnato un aumento del prodotto interno lordo del 3,72%, è al sedicesimo posto con un Pil a +0,51%.

La top five vede al primo posto il Veneto, che segna un aumento percentuale dello 0,82 (+3,87% nel 2022), pari a quello del Friuli Venezia Giulia, (+3,56% nel 2022), al terzo posto si trova la Lombardia a +0,81% (+3,93% nel 2022), seguita da Emilia-Romagna con un +0,79% (+3,82% nel 2022) e Trentino Alto Adige, con un aumento dello 0,77% (+3,61% nel 2022). Seguono, invece, il Lazio nelle ultime quattro posizioni Calabria, Molise, Liguria e Marche.

«Un'analisi che conferma quella effettuata dalla Cisl Lazio in molteplici occasioni e in tempi non sospetti – ha dichiarato il segretario generale della Cisl regionale Enrico Coppotelli – Anche recentemente con riferimento alle prospettive del Piano nazionale di ripresa e resilienza, abbiamo sottolineato come vale la pena ricordare le cifre e gli obiettivi iniziali del Pnrr per il Lazio. Vale a dire – ha continuato – fondi europei, nazionali e regionali per un insieme di diciassette miliardi di euro, quarantuno progetti concreti, articolati in linee strategiche quali la modernizzazione del Paese, la transizione ecologica, l'inclusione sociale e territoriale e la parità di genere». Secondo il sindacato tali risorse e proposte vanno nella precisa direzione del riposizionamento competitivo del Lazio.

«Il vecchio modello di sviluppo – ha precisato Coppotelli – non è più sostenibile in termini economici, ambientali e sociali. Questa è la realtà. Questo è il punto di partenza. La parola d'ordine era e resta una sola: innovazione, delle istituzioni e delle imprese. Un modello di sviluppo nuovo, più equo e attento all'inclusione sociale è necessario per contrastare le disuguaglianze. Lo strumento centrale è questo». Ha aggiunto Coppotelli sottolineando la necessità di proseguire sulla digitalizzazione, sull'innovazione, sulla transizione ecologica e sull'inclusione sociale.

«Le debolezze strutturali dell'economia sono state esasperate prima dalla terribile crisi pandemica – ha continuato il segretario – poi dall'aumento dei costi delle materie prime, quindi dal caro energia. Il Lazio – ha ribadito – da anni cresce costantemente meno delle grandi regioni del nord e noi pensiamo che sia arrivato il momento di invertire questa tendenza. Crediamo, come Cisl Lazio, che anche la qualità delle relazioni sindacali possa essere certamente un fattore importante per la crescita e lo sviluppo ed è per questo che proporremo al presidente della Regione Rocca un protocollo d'intesa sulle relazioni sindacali con la giunta da lui guidata. L'obiettivo – ha concluso – è favorire un confronto stabile e strutturato, per affrontare le grandi sfide e per realizzare davvero un Lazio più ambizioso, un Lazio migliore, più inclusivo e con sempre meno disuguaglianze».