"La libertà è come l'aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare", diceva Piero Calamandrei nel discorso sulla Costituzione agli studenti di Milano nel 1995. Così come ogni anno il 25 aprile si celebra la Festa della liberazione. Una data simbolo perché circa ottanta anni fa (25 aprile 1945) fu l'inizio della ritirata dei soldati tedeschi della Germania nazista e di quelli fascisti della Repubblica di Salò dalle città di Torino e di Milano. Dopo che la popolazione si era ribellata e i partigiani avevano organizzato un piano per riprendere il controllo delle città.

«Il frutto del 25 Aprile è la nostra Costituzione. La Costituzione come risposta alla crisi di civiltà prodotta dal nazifascismo, stabilendo il principio della prevalenza della persona e delle comunità sullo Stato», ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Cuneo, città medaglia d'oro della Resistenza. Il presidente ha invitato così a ripassare gli articoli della Carta fondamentale, soprattutto dopo le polemiche delle ultime settimane che hanno visto protagonista il presidente del Senato Ignazio La Russa. Tensioni a parte, ieri da nord a sud, si è omaggiato un pezzo importante di storia, che è quello della Resistenza italiana. Perché è da lì che subito dopo nacque lo Stato democratico.

La cerimonia a Frosinone
Da piazzale Vittorio Veneto, ieri mattina, si è incamminato il corteo verso piazza della Libertà. C'erano il sindaco Riccardo Mastrangeli insieme al vice prefetto vicario Giovanni Luigi Bombagi. In prima fila tutti i vertici delle forze armate e di polizia. Presenti anche il deputato Aldo Mattia e la consigliera regionale Alessia Savo, entrambi di Fratelli d'Italia. In piazza anche tutta la giunta comunale e diversi consiglieri. Senza dimenticare i rappresentanti dell'Anpi e delle associazioni combattentistiche e d'arma. La cerimonia è iniziata con lo schieramento del reparto di formazione e delle rappresentanze. Subito dopo l'arrivo delle autorità e l'alzabandiera. Onori ai caduti e deposizione della corona al monumento dedicato ai martiri del Risorgimento. La cerimonia si è conclusa con l'esecuzione dei brani patriottici della banda cittadina "Romagnoli".

L'omaggio di Mastrangeli
Un discorso lungo e articolato quello del sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli che è intervenuto ieri in piazza della Libertà. Parole semplici e chiare che hanno invitato tutti a non dimenticare. E a ringraziare i partigiani cattolici, comunisti, repubblicani, socialisti, azionisti, liberali, ebrei e le forze alleate di liberazione. Il 25 aprile «è la data di fondazione della nostra esperienza democratica di cui la Repubblica è presidio con la sua Costituzione – ha ribadito Mastrangeli – Settantotto anni dopo, i concetti di libertà, di democrazia, di giustizia sociale, sono per noi acquisiti».

Ha ricordato poi che la città ha conosciuto la distruzione della guerra pagando un terribile tributo in termini di vite umane, distruzione e sofferenza. «La medaglia di bronzo al merito civile – ha aggiunto – che la Repubblica Italiana ha assegnato al nostro capoluogo, testimonia l'eccezionale coraggio e le virtù civiche dei propri abitanti che, con la determinazione e la forza d'animo insite nel proprio dna, fecero risorgere, sulle macerie di un conflitto sanguinoso e atroce, una città annientata». Alla fine del secondo conflitto bellico, Frosinone risultò il capoluogo di provincia più devastato in rapporto al numero di abitanti e al patrimonio edilizio.

«Richiamare, con la celebrazione del 25 aprile, le radici e l'origine della nostra Costituzione, significa guardare ad essa non solo come un documento – ha continuato il sindaco – Ma soprattutto come un processo, nel senso che è formata da norme programmatiche che spetta alle varie componenti della società italiana, a ciascuno di noi, rispettare, valorizzare, promuovere e rendere concrete». Perciò per ogni italiano «la Costituzione è una protezione, ma è anche un punto di riferimento e una guida, le cui basi sono state gettate 78 anni fa. È in nome di questi valori, sanciti dalla nostra Costituzione, che si costruisce la pace. Viva il 25 aprile, viva la Repubblica, viva l'Italia». Diversi sono stati anche gli esponenti politici che sono intervenuti in occasione delle celebrazioni.

«Il 25 aprile è la festa di tutti, di una nazione intera – ha ricordato il deputato della Lega Nicola Ottaviani – È la festa dei partigiani, dei cattolici, dei liberali, dei laici, dei repubblicani di tutti coloro che hanno creduto che il Paese dovesse essere liberato dalla dittatura. Da questi ideali, la nazione ha ripreso il suo cammino, basato sulla democrazia. A chi ha permesso tutto questo, anche a costo della propria vita, dobbiamo rivolgere un commosso ringraziamento». Nella festa della Liberazione «celebriamo la resistenza che ci ha resi un Paese libero e democratico», ha detto Luca Fantini, segretario provinciale del Partito Democratico. Una giornata per non dimenticare la storia che ha sancito la nascita dello Stato democratico e repubblicano.