«Oggi ricevo la grazia di presiedere per la prima volta l'eucaristia qui, a Montecassino, sulla tomba dei santi Benedetto e Scolastica, proprio nella quarta domenica di quaresima, nella cosiddetta domenica "laetare", perché anche in questa domenica risuona forte l'invito a gioire, a rallegrarsi». Emozioni e storia che s'intreccia con quella di San Benedetto, le origini e i tempi contemporanei in una convivenza unica ieri mattina a Montecassino. Dopo l'immissione del 16 marzo scorso l'abate Luca ha presieduto per la prima volta a Montecassino l'Eucarestia.

Sabato, invece, la prima uscita a seguito della Fiaccola benedettina "pro pace et Europa una" giù in città e l'accoglienza in abbazia dei tedofori e delle delegazioni di Norcia, Subiaco e Cassino con i rispettivi cortei sempre al seguito della Fiaccola. Domani il Pontificale solenne presieduto dal Cardinale Leonardi Sandri. In questo intenso periodo di eventi legati alle radici benedettine e agli insegnamenti del Santo Padre Benedetto, il nuovo abate ha iniziato a muovere i primi passi nella maestosa ma, al contempo umile, dimora edificata dal Patriarca.
«Abbiamo bisogno di essere guariti, abbiamo bisogno di essere risanati nelle nostre tante cecità», ha detto ai presenti dal pulpito, portando non solo la Parola ma anche le esigenze di ogni uomo al centro della sua prima omelia.

«Un grande artista svizzero, lo scultore Alberto Giacometti, diceva che tutti noi abbiamo gli occhi, ma non tutti abbiamo lo sguardo. Non basta avere gli occhi che funzionano per vederci bene, per avere lo sguardo giusto. Abbiamo bisogno di essere illuminati». E, dunque, tre tipi di sguardo. Il primo, quello della fiducia. «Il cieco nato di Giovanni non ci vede, eppure è capace di questo sguardo che è appunto lo sguardo della fiducia. Gesù infatti dice al cieco: "Va' a lavarti alla piscina di Siloe". Questo imperativo comporta per il cieco un'obbedienza tutt'altro che facile». Il cielo che obbedisce è l'uomo che si abbandona con fiducia. «Il cieco obbedisce, nonostante tutte le difficoltà, e fa' quello che Gesù gli ha detto di fare. Prende e va alla piscina di Siloe, si lava nelle sue acque, ed ecco che inizia finalmente a vedere».

Il secondo sguardo è quello del cuore. Dom Luca Fallica ha specificato: «Lo sguardo del cuore è lo sguardo dell'amore, degli affetti, dell'amicizia; è anche lo sguardo della misericordia, del perdono, della compassione, dell'accoglienza. È di questo sguardo che abbiamo bisogno nelle nostre relazioni, per conoscere davvero il cuore dell'altro, senza fermarci soltanto alle apparenze».

Il terzo sguardo è quello della luce, o meglio di chi è nella luce. Paolo lo annuncia agli Efesini: «Abbiamo bisogno di uno sguardo diverso, luminoso, capace di riconoscere la bontà, la giustizia, la verità, ovunque si manifestino, anche al di là e al di fuori dei recinti nei quali così spesso ci rinchiudiamo». La gioia di chi sa dare fiducia, la gioia di chi sa guardare con il cuore, la gioia di chi custodisce sempre, anche nell'oscurità della notte, uno sguardo luminoso, come primo messaggio del nuovo abate alla comunità monastica e a un popolo ben più vasto, quello dei fedeli. E a uno ancora più vasto, a chi dal buio vuole intraprendere uno sguardo di Luce.
In piazza Diamare, a partire dalle 17 di ieri pomeriggio, la rievocazione del processo dinanzi al notaio, del 960, che ha dato origine al Placido Cassinese, un articolato e suggestivo omaggio al documento che sancisce gli albori della nostra storia linguistica e letteraria.