Si era sempre ritenuto che Interamna Lirenas fosse un "centro minore" del Latium adiectum: invece, la presenza di un teatro è un indizio dell'importanza della città in funzione di polo commerciale (essa compare in due iscrizioni del I sec. d.C. relative alle nundinae, i mercati periodici) lungo la direttrice del fiume Liris fino alla foce e al porto di Minturnae. L'esistenza di Interamna Lirenas conferma che la media Valle del Liri rappresentava per i romani un asse di collegamento fondamentale tra il Lazio meridionale e la Campania settentrionale.

La formazione del percorso della via Latina e la fondazione lungo il suo tracciato delle colonie latine di Fregellae (328 a.C.) e di Interamna (312 a.C.) si collocano nel quadro delle operazioni militari contro le popolazioni autoctone (Volsci e Aurunci) e i Sanniti di area appenninica. La colonia venne dedotta nel territorio sottratto ad Aquinum e Casinum, con un centro collocato all'incrocio tra la via Latina (che lo attraversava longitudinalmente) e il Liri. Alcune tracce archeologiche più antiche (VII secolo a.C.) sembrano indicare l'esistenza di un sito di culto precedente l'arrivo dei romani. Assediata dai Sanniti (294 a.C.), e devastata e depredata dalle truppe di Annibale (211 a.C.), la colonia esaurì rapidamente il proprio ruolo strategico-militare, sviluppando invece una dimensione civica, grazie alla sua posizione in relazione al sistema di vie di comunicazione.

Nel corso del I sec. a.C. Interamna Lirenas ottenne lo statuto di municipium insieme alla piena cittadinanza romana per i suoi abitanti. Un'epigrafe – purtroppo perduta, ma il cui testo si trova in una mappa catastale del XVIII secolo – ci fa sapere che nel 46 a.C. era patronus municipi (cioè un alleato politico della città) Giulio Cesare, che giocò un ruolo importante nella zona, se consideriamo il recente ritrovamento di un suo busto ad Aquinum. Non a caso, durante lo scavo del teatro è venuta alla luce una meridiana contenente un'epigrafe che cita un certo M. Novius Tubula, eletto tribuno della plebe a Roma grosso modo nello stesso periodo.

Come detto, l'edificazione di un teatro conferma la prosperità della città nel I sec. a.C.. Esso era collocato in corrispondenza dell'angolo nord-occidentale del foro. La cavea (le gradinate per gli spettatori) era iscritta entro una struttura rettangolare che, con ogni probabilità, sorreggeva un tetto: in altre parole, esso era un theatrum tectum (teatro coperto), una tipologia architettonica meno diffusa di quella a cielo aperto, come invece sono i teatri di Aquinum e Casinum. L'edificio era circondato su tre lati da un ampio corridoio (anch'esso coperto), a cui si accedeva dall'esterno attraverso undici ingressi di diversa ampiezza, muniti di porte (sono ben visibili gli alloggiamenti dei cardini nelle soglie di pietra).

Il corridoio era il porticus post scaenam, un elegante "foyer ante litteram", che serviva ad accogliere gli spettatori in caso di pioggia o durante gli intervalli. Dal corridoio si accedeva, sia alla platea che alla scaena, per mezzo di due aditus maximi, cioè due ingressi pavimentati. Sul lato dirimpetto la scena, incastonato tra i posti a sedere, vi era invece un locale che presumibilmente era adibito ad ufficio (oppure ad archivio o a magazzino). Il palcoscenico era decorato con raffinati marmi, dei quali sono stati rinvenuti numerosi frammenti. All'interno del teatro è stato rinvenuto un pezzo di un'iscrizione a grandi lettere, che reca il nome di Anoptes, un liberto che verosimilmente fu il committente dell'edificio.

Che un liberto potesse aver raggiunto una tale importanza (e ricchezza) in ambito cittadino, non deve sorprendere: un altro liberto, C. Interamnius Crescentio, si fece carico del restauro del tempio dedicato a Giove, costruito contemporaneamente al teatro. La citazione di un liberto di nome Anoptes compare anche in un'iscrizione, conservata nel museo civico di Terracina, apposta sul monumento sepolcrale del senatore C. Paccius, che in qualità di magistrato della vicina Formiae era stato un organizzatore di spettacoli in onore di Honos et Virtus sul finire del I sec. a.C..

È suggestivo ipotizzare che i due Anoptes – quello del sepolcro e quello del teatro di Interamna – siano la stessa persona. Il teatro rimase in uso almeno fino al IV sec. d.C.: un'iscrizione ci fa sapere che a quell'epoca ad un tal M. Sentius Crispinus fu assegnato un bisellium (un posto d'onore). Poi, non tantissimo tempo dopo, iniziò una graduale demolizione dell'edificio, probabilmente per riutilizzarne i materiali per altre costruzioni. Per saperne di più sul teatro di Interamna si può leggere: G.R. Bellini, A. Launaro e M. Millett, Interamna Lirenas: una ricerca in corso, in «Studi Cassinati», 4 (2017), liberamente consultabile dal sito internet della Rivista.