Nuova tegola per le casse del Comune di Frosinone. Dopo i 3,8 milioni di euro che il tribunale ha imposto all'ente di pagare alla Delta Lavori per le cause sulla Monti Lepini, arriva un'altra sentenza, sempre del tribunale civile, che dà ragione alla Geaf. Il Comune dovrà sborsare 205.436,06 euro che, oltre interessi, ammonterebbero a circa 402.000 euro all'ex concessionario del servizio di trasporto urbano, seppur in via indiretta (a esser condannato è l'ex dirigente Claudio Ferracci il quale potrà a sua volta rivalersi sull'amministrazione).

La sentenza del giudice Simona Di Nicola del tribunale di Frosinone - che però è appellabile - riguardava un'opposizione promossa dal Comune al decreto ingiuntivo ottenuto dalla Geaf, per 561.268,96 euro di «corrispettivi di servizio di trasporto pubblico locale urbano» relativo agli anni 1997, 2000, 2002, 2006, 2009, 2010, 2011, 2012 e 2014. Il giudice ha così deciso: la revoca del decreto ingiuntivo, la cessazione della materia del contendere su sette fatture tra il 1997 e il 2012, la prescrizione di alcuni crediti vantati dalla Geaf in due fatture del 2000 e in una del 2002, il rigetto della domanda della società nei confronti dell'ex dirigente del Comune di Frosinone Francesco Acanfora e del Comune di Frosinone, la condanna dell'architetto Claudio Ferracci al pagamento in favore della Geaf di 205.463,06 euro per otto fatture degli anni 2009-2010-2011 nonché la condanna del Comune di Frosinone a rifondere a Ferracci quanto questi corrisponderà alla Geaf.

Sulle spese di giudizio la Geaf è stata condannata a pagare quelle dell'architetto Acanfora, Ferracci quelle della Geaf e il Comune di Frosinone quelle di Ferracci. Il Comune era rappresentato dallo studio Aor insieme all'avvocato Andrea Ruffini, la Geaf dall'avvocato Fabrizio Faustini, l'architetto Acanfora dall'avvocato Calogero Nobile, l'architetto Ferracci dagli avvocati Domenico Marzi e Andrea Ranalli. Nel corso del giudizio la Geaf ha ottenuto dal giudice di poter chiamare in causa i dirigenti comunali. Ovvero Acanfora, allora ai Lavori pubblici, e Ferracci, ex del settore Mobilità, che in nome e per conto dell'amministrazione avevano firmato le appendici al contratto di servizio del 1999 di proroga dell'affidamento per i periodi dal 2002 al 2003 e l'altro dal 2009 al 2011.

In sostanza la Geaf chiedeva il riconoscimento dell'avvenuto affidamento del servizio di tpl dal 1992 al 2016 nonché la puntuale e regolare esecuzione dei servizi. Dal canto suo, il Comune aveva eccepito la prescrizione dei crediti reclamati dalla società. Il giudice, nella sentenza, ha richiamato il punto secondo il quale «spetta alla Regione il compito di ripartire tra le Province le risorse finanziarie previste dal fondo regionale dei trasporti, tenendo conto della rete dei servizi minimi e alle Province di assegnare ai Comuni - sulla base della spesa storica della popolazione residente e delle caratteristiche del territorio - le risorse finanziarie occorrenti per far fronte agli impegni necessari per assicurare i servizi minimi urbani ed interurbani». E quindi ai Comuni compete «di erogare il corrispettivo previsto dai contratti di servizio».

Nel merito della questione, il giudice ha accolto l'eccezione di prescrizione con riferimento alla domanda nei confronti di Acanfora. Invece, laddove la prescrizione non è stata accolta, il tribunale ha ritenuto «pacifico, oltre che documentalmente provato, che.... il rapporto di fornitura di servizi della Geaf verso il Comune di Frosinone, iniziato nell'anno 1992, è proseguito mediante proroghe contrattuali appositamente e specificamente deliberate dall'amministrazione comunale». Il giudice ha disposto una consulenza tecnica d'ufficio per verificare se «sussistesse o meno la copertura finanziaria per l'impegno assunto e se risulti dagli atti che le somme necessarie fossero state o meno erogate dalla Regione Lazio». Ebbene, il Ctu è arrivato alla conclusione che «difetta a monte l'impegno di spesa recante l'originaria copertura finanziaria, nonostante» che «le risorse finanziarie siano state erogate dalla Regione Lazio al Comune di Frosinone e che la procedura amministrativo-contabile seguita dal Comune per la contabilizzazione e il pagamento, anche parziale, delle fatture oggi azionate non sia stata conforme alla normativa».

Per il giudice «qualora le obbligazioni contratte non rientrino nello schema procedimentale di spesa, insorge solo un rapporto obbligatorio direttamente con l'amministratore ovvero con il funzionario che abbia consentito la prestazione». E ciò nonostante la regolare erogazione dei fondi al Comune, addirittura per il 2009, risultati superiori al corrispettivo pattuito. Quanto alla domanda nei confronti di Ferracci, il giudice ha evidenziato il difetto di «una delibera consiliare di riconoscimento del debito fuori bilancio», e che non è «possibile ordinare alla pubblica amministrazione l'adozione della delibera consiliare che inserisca il debito verso la Geaf come debito fuori bilancio».

Per cui da una parte Geaf è «legittimata.. nei confronti del funzionario per conseguire il corrispettivo dei lavori», dall'altra quest'ultimo può esercitare un'azione nei confronti dell'ente «nei limiti dell'arricchimento da questo conseguito». Da qui la conclusione che il Comune «non può essere chiamato a rispondere, in via diretta, degli oneri economici nascenti dalle prestazioni rese da Geaf» per le proroghe contrattuali «sottoscritte dall'architetto Ferracci e non comprovatamente asserite da impegno si spesa». Tuttavia, lo stesso funzionario ha «diritto a essere indennizzato dal Comune di Frosinone della perdita patrimoniale» dato che dalle prestazioni della Geaf si è «avvantaggiato proprio e soltanto l'ente».