Ci sono due condanne per la morte della giovane frusinate Gina Turriziani Colonna. Il tribunale di Latina ha inflitto due anni (pena sospesa), per omicidio stradale, a entrambi i conducenti coinvolti nello schianto che, il 2 luglio del 2017, costò la vita alla ventisettenne studentessa di Medicina di Frosinone. Uno, Danilo C., 36 anni, fidanzato della vittima, di Ceccano, l'altro un giovane di Aprilia, Vincenzo V. di 37. Per entrambi il giudice ha deciso la revoca della patente.

L'incidente stradale era avvenuto a Borgo Grappa all'incrocio di via Zì Maria con via della Segheria, a Latina. Un incrocio finito al centro delle polemiche in quegli anni per via dei tanti incidenti e in quanto ritenuto pericoloso. Al punto che erano stati gli stessi residenti a chiedere interventi per la messa in sicurezza proprio per l'altissimo numero di collisioni.

Sul banco degli imputati, dopo la scelta della procura di Latina di procedere con il giudizio immediato (e successivo rifiuto al patteggiamento a 22 mesi per l'uomo di Aprilia), c'erano i conducenti dei due veicoli, un'Alfa Romeo Mito a bordo della quale viaggiavano i ragazzi ciociari, e una Fiat 500 L, con a bordo due coppie di giovani di Aprilia e Albano Laziale, difesi dagli avvocati Fernando e Luca Ciavardini e dagli avvocati Christian Alviani e Carlo Bonzano. La famiglia di Gina Turriziani Colonna, invece, si è costituita parte civile ed è rappresentata dall'avvocato Nicola Ottaviani.

Nel corso dell'inchiesta il pubblico ministero Giuseppe Miliano, titolare del fascicolo, aveva contestato la violazione delle norme del codice della strada in base alle risultanze dei rilievi della polizia locale. Di fronte al giudice monocratico Beatrice Bernabei del tribunale di Latina hanno deposto diverse persone, tra cui i periti che hanno ricostruito la dinamica del sinistro e la velocità dei mezzi, il medico legale incaricato dell'esame autoptico, gli agenti della polizia locale, alcuni residenti nella zona, intervenuti subito dopo i fatti.

Secondo quanto è emerso nel corso del processo la Fiat 500 condotta dal giovane di Aprilia, non avrebbe rispettato lo stop mentre l'altra auto, l'Alfa Romeo Mito su cui viaggiava la vittima e che era condotta dal ceccanese non avrebbe rispettato il limite di velocità di 50 chilometri orari. In aula, il perito ha ricostruito che al momento della collisione, la Mito procedeva a circa 85 chilometri orari. Inoltre, nel dibattimento è saltato fuori che risultava poco visibile il segnale stradale che invita a rallentare in prossimità dell'incrocio.

Quel giorno Gina e Danilo si trovavano al mare, a Foce Verde, per trascorrere il fine settimana. Lei era arrivata il giorno prima, lui l'aveva raggiunta in serata, al termine della giornata di lavoro. Quella domenica dell'incidente avevano deciso di andare fuori a pranzo e così si erano mossi verso Terracina con ancora i costumi indosso. Ma poi c'erano stato lo scontro. Per Gina non c'era stato nulla da fare, mentre il fidanzato aveva riportato una serie di fratture ed era stato ricoverato per un periodo a Roma al San Camillo dove i medici, alla fine, con una prognosi di novanta giorni. La morte di Gina aveva suscitato grande commozione a Frosinone. La ragazza aveva 27 anni, studiava Medicina a Tor Vergata e si sarebbe laureata da lì a breve.

A causa dell'impatto i due veicoli erano carambolati all'angolo tra via della Segheria e la strada Zi Maria: la Mito si era ribaltata impattando contro la recinzione di un'abitazione prima di arrestare la marcia sulla strada, mentre la 500L aveva girato su se stessa. Sulla ricostruzione dell'incidente è stata fondamentale anche la scatola nera installata su uno dei due mezzi coinvolti.