Un "artigiano per passione", artista e maestro del colore. Un uomo allegro, gentile e garbato che ha conquistato nel profondo la comunità di San Vittore. Tanto che dopo la sua morte, avvenuta nella notte di Capodanno, si è pensato che il miglior modo per omaggiare il suo ricordo fosse quello di dedicargli due giorni di mostre. È questo il saluto corale e sentito dei sanvittoresi a Georges Galvez, il settantasettenne morto nella notte di Capodanno, investito e ucciso da un'auto pirata.

Il pensionato, di origini portoghesi, era vissuto a Lione. Poi, dopo aver conosciuto in Francia la sua amata Elena (di origini sanvittoresi), aveva scelto come sua seconda casa San Vittore, dove la coppia tornava spesso. E dove si erano di recente trasferiti. Quella maledetta notte un quarantaduenne di Sessa Aurunca non avrebbe visto Geroges, da tutti chiamato Jojo, mentre stava salendo con la compagna e un'amica in auto: un volo di dieci metri. Per lui non c'è stato nulla da fare. Il conducente dell'auto, qualche metro più in là, la abbandonava e fuggiva. Poco dopo i carabinieri raggiungevano la sua abitazione e lo ponevano ai domiciliari.

Ieri mattina il corpo di Jojo è stato a disposizione per un ultimo saluto nella camera ardente del Santa Scolastica, poi nel pomeriggio ha ripreso il suo viaggio verso Bourgoin-Jallieu. Ma la comunità di San Vittore, che si è stretta subito alla famiglia e alla compagna Elena, non lo dimentica. E come primo atto di amore verso quell'uomo mite e garbato, sempre con il sorriso, ha scelto di dedicargli una mostra.

L'associazione spontanea "Artigiani per passione" di San Vittore oggi e domani nella sala polifunzionale, ingresso villa comunale, ha deciso di rendergli così omaggio. «Uomo mite, gentile e garbato ha saputo conquistare la stima e l'amicizia dei sanvittoresi. Grazie all'amore per la sua Elena è diventato sanvittorese d'adozione. Lo ricordiamo come "artigiano per passione, come artista e maestro del colore". Ricorderemo sempre - aggiungono dall'associazione - la sua allegria, il suo sorriso e i suoi occhi. Ciao Georges!».