Botte e droga alla compagna incinta. La figlia quando viene alla luce risulta positiva alla cocaina.
Accuse pesantissime per un cinquantenne frusinate, dipendente di una ditta di autotrasporti. Deve rispondere di lesioni personali plurime aggravate e di maltrattamenti in famiglia.
Per lui una richiesta di condanna a 3 anni e 8 mesi. La sentenza a febbraio. La donna ha ottenuto la protezione di una associazione per le donne maltrattate. L'uomo si è sempre difeso sostenendo di essere vittima di un complotto.

La ricostruzione
La vicenda esplode qualche anno fa, quando la compagna presenta denuncia ai carabinieri poiché, con enorme stupore del personale ospedaliero dove è nata la bambina, emerge che la piccola è positiva alla cocaina.
A questo punto la donna si rivolge agli inquirenti, e ottiene la protezione di una associazione per le donne maltrattate.

La vittima narra una serie di episodi che spingono, al termine delle indagini preliminari, la Procura della Repubblica a formulare la grave imputazione.
La compagna, in particolare, racconta di furibonde liti scoppiate per futili motivi ogni qualvolta il cinquantenne rientrava il fine settimana dai propri turni lavorativi. Ma ancor più gravemente, confessa che la positività alla cocaina della neonata era riconducibile all'uso di cocaina a cui era costretta dal compagno il quale, sempre a detta della donna, la obbligava a tale abitudine soprattutto nel corso dei rapporti sessuali.

L'istruttoria
Nel corso dell'istruttoria sono stati esaminati numerosi testi, parenti sia dell'una, sia dell'altra parte. E anche qui la donna ha ribadito non solo le accuse, ma ha confermato la vicenda relativa all'uso della cocaina e alla drammatica positività della figlia riscontrata dai medici dell'ospedale frusinate.
A difendere l'imputato che ha sempre ribadito la propria estraneità alle gravissime accuse, è l'avvocato Giampiero Vellucci. L'uomo ha fornito, invece, tutt'altra versione.

Si è sempre difeso dicendo che proprio l'uso della cocaina da parte della donna durante la sua assenza, e soprattutto la positività della neonata, era motivo dei violenti litigi. La denuncia della compagna, secondo il cinquantenne, è frutto di un piano finalizzato ad allontanare da sè il sospetto dell'assunzione volontaria della cocaina.
Chiesti per l'imputato 3 anni e 8 mesi.
La sentenza è prevista per il prossimo 10 febbraio.
Il cinquantenne, come detto, è accusato di lesioni personali plurime aggravate e di maltrattamenti in famiglia.