Un principio che rivoluzionerà l'abilitazione che permette ai futuri docenti di "salire in cattedra". Con la sentenza del 29 dicembre scorso, il Consiglio di Stato in sede di Adunanza plenaria, in riferimento a un contenzioso patrocinato dallo studio legale Bongarzone e Zinzi, si è espresso positivamente in relazione al riconoscimento dei titoli esteri conseguiti in Romania, chiarendo che l'abilitazione all'insegnamento su materia e la specializzazione sul sostegno acquisite presso le università rumene «sono titoli validi per poter insegnare sul territorio nazionale».

Un pronunciamento accolto con grande entusiasmo dai quasi 2.000 ricorrenti del Cassinate che restano in attesa. Tutto parte dal ricorso (uno dei numerosissimi trattati dallo studio Bongarzone e Zinzi, specializzati in questa materia) di un docente di Pontecorvo che ha conseguito il titolo in Romania.
Ma perché si è arrivati davanti alla Adunanza plenaria? «Per la disparità di giudizio costituita dall'interpretazione dei giudici della sezione settima del Consiglio di Stato, puntualmente smentita dalla pronuncia della Plenaria come testualmente di seguito riportato: "Osserva l'Adunanza plenaria che questi presupposti di fatto – valutati dalla Settima Sezione – non trovano rispondenza negli atti depositati dal Ministero appellante e riguardanti l'organizzazione scolastica rumena, per come descritta dagli atti del Ministero rumeno» spiegano i legali.

Il principio di diritto enunciato dalla Plenaria è il seguente: i titoli conseguiti all'estero devono essere sempre valutati dal ministero dell'Istruzione che, all'esito della valutazione, potrà emettere «o decreto di riconoscimento ovvero comminare misure compensative, ove necessario, ai sensi dell'articolo 22 del decreto legislativo 206/2007» continuano dallo studio associato che, dopo anni di contenziosi, ha dimostrato la validità del titolo rumeno.

Con questa sentenza è stato statuito, oltre al principio relativo alla validità dei titoli di abilitazione su materia e per la specializzazione sul sostegno, anche l'obbligo gravante «sul ministero dell'Istruzione di verificare in quale misura si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualifiche o l'esperienza professionale ottenute in quest'ultimo, nonché l'esperienza ottenuta nello Stato membro, soddisfino anche parzialmente le condizioni richieste per accedere all'attività di cui trattasi e, all'esito dell'istruttoria, emanare decreto di riconoscimento o misure compensative. A margine della Plenaria, in definitiva, è stato rigettato l'appello del Ministero condannando lo stesso alla valutazione dei titoli e al riconoscimento del titolo romeno». Non solo.

«Proprio in calce alla sentenza emessa dal Consiglio di Stato l'orientamento già espresso nelle molteplici sentenze ottenute dal nostro studio legale dinanzi al Tar del Lazio - sede di Roma - tra cui la nostra sentenza, la numero 1593/2020, che ha costituito la prima vittoria in Italia sul riconoscimento dell'abilitazione rumena» affermano ancora dallo studio Bongarzone e Zinzi.
Una sentenza fondamentale perché, con il riconoscimento del titolo, lascia aperta la porta alla validazione del titolo.
Il Ministero potrebbe richiedere l'espletamento di misure compensative prima di emettere il definitivo riconoscimento del titolo estero.