La comunità monastica si prepara alle celebrazioni per il Santo Natale. E il 29 dicembre alle 18.30 il trentesimo concerto di fine anno in abbazia a Casamari. L'abate padre Loreto Camilli rivolge un augurio e un messaggio.
«Care amiche e cari amici, il desiderio e l'attesa del Signore che viene, ridestati in noi, nel tempo dell'Avvento, dalla parola dei profeti, hanno dilatato il nostro cuore e ci hanno preparati alla festa del Natale, ad accogliere il Figlio di Dio che squarcia i cieli e «viene ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). È l'insondabile mistero dell'amore di Dio che si è fatto uno di noi.

Egli si dona a noi in un bambino ed è come se volesse dirci: se il mio splendore e la mia maestà ti spaventano, ebbene, eccomi nella fragilità e nella debolezza di un bambino, perché tu mi possa accogliere ed amare».
L'abate ha evidenziato «Il Natale è la festa della luce. Con la nascita di Gesù è venuta nel mondo «la luce che illumina ogni uomo» (Gv 1,9). La luce del Natale si manifesta a noi non come abbagliante trascendenza di Dio che acceca gli occhi di chi guarda, ma come tenue fiamma viva che scalda e illumina.

Per questo il Natale vuole significare per noi far luce nella nostra coscienza, rischiarare quelle zone di tenebra che la offuscano, essere disponibili ad abbracciare, in un mondo pieno di odio e di guerre, il suo messaggio di salvezza e il suo invito a partecipare, con la nostra vita, alla realizzazione di un mondo migliore. Nel Natale Dio si rivela a noi come tenerezza.
Il salmista non cessa di proclamare che «il Signore è tenero» (Sal 110, 4) e che «la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 145,9). Dio si è fatto tenero e bambino».

Padre Loreto ha invitato in questo Natale «a riscoprire atteggiamenti di tenerezza: ascolto, attenzione, gratuità, delicatezza. Il Natale è la manifestazione della grazia e della bontà di Dio.
Nella mangiatoia di Betlemme, dalla nascita di questo bambino, si attua in pienezza la salvezza dell'uomo, preannunciata dai profeti, che avrà il suo compimento nel sepolcro di Gerusalemme. La luce della notte della nascita di Gesù è già un bagliore di quella del mattino di Pasqua, il giorno della risurrezione del Signore. Allora diventa più comprensibile che la nascita di questo bambino riempia il mondo di luce, che è gioia e che porta pace.

Dio Padre, che ha voluto presentare la nascita di questo bambino come l'annuncio di una grande gioia per tutti, desidera che pure noi diventiamo convinti testimoni della ‘gioia del Vangelo' che ci fa essere attenti a scoprire quanto c'è di buono, di vero e di bello in noi, in quelli che vivono accanto a noi, nella Chiesa, nel mondo, inducendoci a ringraziare Dio per i suoi doni.

Dio Padre, che ci ha amati a tal punto da dare il suo unico Figlio per noi, desidera che pure noi siamo sollecitati ad amare chi vive accanto a noi, a difenderne la dignità, a camminare insieme come sorelle e fratelli per essere costruttori di pace e di riconciliazione.
L'atteggiamento più adeguato, dinanzi al mistero del Natale, è quello di Maria, che non comprende tutto, ma ne fa tesoro nel suo cuore. Maria ci insegna ad essere donne e uomini di interiorità, frutto dell'ascolto fedele ed attento della Parola di Dio.
Sulle parole di Papa Francesco, insieme alla comunità monastica di Casamari, formulo i miei più fervidi auguri natalizi a tutti voi: che Gesù, il Desiderato e l'Atteso delle genti, ci conceda giorni di gioia e di serenità, perché la sua pace abiti nei nostri cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità».