Scoperta a svolgere un altro lavoro mentre risultava malata per l'azienda "ufficiale" viene licenziata. Ma impugna il licenziamento. E si va davanti al giudice.
Il tribunale di Cassino con la sentenza di lunedì scorso ha dichiarato legittimo il licenziamento disposto da una Rsa di Sant'Elia ai danni della cinquantenne scoperta a svolgere attività lavorativa durante il periodo di malattia.

La ricostruzione
La lavoratrice - come poi emerso durante la causa - durante il periodo di malattia avrebbe dunque eseguito un'altra attività lavorativa. Volendo forse arrotondare, avrebbe deciso di svolgere un altro lavoro. Ma non durante il tempo libero, bensì proprio durante quello dell'attività ufficiale. E si sarebbe offerta come collaboratrice domestica presso una famiglia di Cassino, svolgendo tale attività anche durante l'orario di reperibilità per la visita di controllo.

La società, difesa dagli avvocati Sandro Salera e Claudine Pacitti, intimava il licenziamento alla lavoratrice. Che, per tutta risposta, impugnava il licenziamento negando in modo generico i fatti contestati e non adducendo alcuna valida motivazione che giustificasse l'allontanamento dal suo indirizzo di residenza e lo svolgimento di attività domestica presso un'abitazione di Cassino.

Le ragioni del giudice
Il giudice del Tribunale di Cassino, aderendo alla tesi degli avvocati Salera e Pacitti, ha ritenuto che la condotta contestata alla lavoratrice dal datore di lavoro costituisce «una reiterata violazione dell'obbligo del lavoratore in malattia di essere reperibile nel proprio domicilio in determinate fasce orarie (fase di reperibilità) entro le quali possono essere effettuate su richiesta del datore di lavoro o d'ufficio da parte dell'Inps, visite di controllo per verificare lo stato di malattia».
E pertanto ha ritenuto legittimo il licenziamento intimato alla lavoratrice.