Coronano il loro sogno d'amore e pianificano la tanto attesa luna di miele. Ma quando stanno per imbarcarsi vengono raggiunti da una chiamata della dipendente dell'agenzia di viaggi che dà loro un'amara notizia: i posti per il gruppo speciale con il quale avrebbero dovuto lasciare il porto di Genova per il Mediterraneo erano finiti. Così i due novelli sposi, con la guida dell'Uici (Unione italiana ciechi e ipovedenti) di Cassino, tornano indietro. Con grande rammarico. In realtà, però, i posti c'erano: una bella truffa a tutti gli effetti.
Ci sono voluti quattro anni per arrivare alla sentenza di primo grado del dottor Falchi Delitala nei confronti della dipendente di cinquant'anni di un'agenzia viaggi di Cassino, ora condannata a un anno di reclusione, pena sospesa. Con la sospensione subordinata al pagamento della provvisionale (3.000 euro per ciascuno) entro 120 giorni dalla sentenza definitiva. Somma a cui vanno ad aggiungersi le spese processuali.

La vicenda
Secondo quanto emerso nella complessa fase istruttoria, la coppia dopo aver regolarmente versato 4.000 euro per il viaggio di nozze, con imbarco a Genova, raggiunge la Liguria con un accompagnatore della Uici di Cassino.
I due novelli sposi - secondo i piani - avrebbero viaggiato con un gruppo di dializzati, viste le necessità di allora del trentacinquenne. E tutto sembrava essere organizzato alla perfezione.
Ma la mattina stessa dell'imbarco, prima di raggiungere il porto, la dipendente dell'agenzia di viaggi li avrebbe contattati per comunicare che i posti nel gruppo speciale erano finiti.

E che per un assurdo disguido non potevano partire. Promettendo loro di rendergli dei voucher e programmare un altro viaggio. Visto che all'orizzonte non si vedevano né soldi né voucher, i due hanno contattato il tour operator per dializzati, che aveva organizzato il gruppo, che ha svelato loro la verità: a loro nome sulla nave non c'era alcuna prenotazione.
Ecco perché, affidandosi agli avvocati Eleonora Rea, Antonella Lena e Roberto Fantaccione, hanno deciso di andare fino in fondo. A giudizio per truffa è finita solo la dipendente, perché non è stata ravvisata alcuna responsabilità a carico dell'agenzia. E dopo un complesso processo ieri è arrivata la sentenza, con la condanna della dipendente dell'agenzia cassinate.