Da circa tre anni senza sostegni economici, fa causa all'Inps e vince. Ma solo in tribunale. A sei mesi dalla sentenza, che ha dato ragione alla settantenne cassinate, nonostante pec e solleciti vari, nessuna risposta. E alle porte del Natale la pensionata si ritrova ancora a tirare la cinghia.

Il caso finito davanti al giudice Salvia del tribunale del Lavoro di Cassino è destinato a fare scuola: tante le persone che potrebbero riconoscersi in questo tortuoso percorso che ha portato a una vittoria da un punto di vista giudiziario ma a una fumata nera sul piano economico. Con tutte le immaginabili difficoltà della ricorrente, tra restrizioni pandemiche e prassi tecnologiche obbligatorie che annullano i rapporti umani.

La vicenda
La pensionata, oltre due anni fa, affronta un divorzio dopo una lunga vita matrimoniale. Per accordi presi, l'ex marito resta nell'abitazione in comproprietà. Mentre lei trova un'altra sistemazione. E presenta domanda per l'assegno sociale. L'Inps nega in prima battuta la prestazione, non ritenendo sussistenti i presupposti per ottenere l'assegno sociale. Ma di lì a poco, con il perfezionamento della causa divorzile e la sopravvenuta revoca dell'assegno di mantenimento, la pensionata presenta una nuova domanda allegando tutta la documentazione. E, ritenendo illegittimo il diniego dell'Inps - attraverso l'avvocato Carlo Beneduci - presenta ricorso al Comitato provinciale che non si pronuncia nei 90 giorni previsti. Così va in giudizio per vedersi riconoscere l'assegno dovuto e tutti gli arretrati. Nel frattempo, per tirare avanti, viene aiutata da amici e familiari. Il giudizio che si instaura davanti al giudice del Lavoro di Cassino è complesso. Il tribunale accerta la sussistenza del requisito reddituale e lo "stato di bisogno" necessario per l'applicabilità della prestazione. Ancor più, spiega il giudice, a seguito del venir meno dell'assegno divorzile. «Come emerso dai documenti, il reddito considerato dall'Inps come superiore alla soglia di legge costituisce in realtà il reddito lordo, non dunque percepito dalla ricorrente» puntualizza il tribunale. Non solo. La ricorrente, che si è subito attivata, «ha subito l'esito sfavorevole di un giudizio che non può compromettere il requisito fondamentale del diritto all'assegno sociale: lo stato di bisogno». Accolto il ricorso, con la corresponsione degli arretrati pari a circa 20.000 euro, da oltre sei mesi è iniziata un'altra battaglia. Non meno difficile. Dal pronunciamento del giudice Salvia ad oggi nessuna novità, nonostante la valanga di pec e solleciti e di richieste scritte, le uniche ormai concesse. Così per la pensionata, nonostante il diritto riconosciuto e certificato, si prospetta un altro Natale amaro.