Lui, lei e l'altra. Un triangolo finito nelle aule di tribunale con l'accusa di molestie per una quarantenne residente a Pofi, nei confronti della moglie dell'uomo con cui aveva avuto una relazione extraconiugale.
L'amante ha iniziato a inviare messaggi di insulti alla rivale, finendo così a processo. L'altro ieri la sentenza di assoluzione per la quarantenne con la formula "perché il fatto non sussiste".
Il suo avvocato, Giuseppe Spaziani, è riuscito a dimostrare la reciprocità delle condotte. Ai messaggi, anche vocali, e pure inoltrati su Facebook, attraverso messenger, la vittima non rimaneva inerme, ma rispondeva, come testimoniato anche dall'uomo, più o meno con lo stesso tenore. Si insultavano a vicenda.
I fatti contestati risalgono a tre anni fa.

La ricostruzione
Avrebbe inviato numerosi messaggi alla moglie dell'uomo con cui aveva avuto una relazione.
Le avrebbe anche inviato un messaggio in cui il marito diceva di amarla, insultando di aver trattenuto il marito con sè per paura di restare sola. In un messaggio le ha scritto anche di aver dormito nel loro letto, a casa loro.
Messaggi continui, anche più volte al giorno, come testimoniato dalla vittima.

Nel corso del processo è stato ascoltato il marito infedele, il quale, anche incalzato dalle domande dell'avvocato Spaziani, ha sostenuto di aver letto alcuni messaggi tra le due donne, avendo la password di Facebook della moglie.
Messaggi che a volte inviava per primo la moglie, chiedendo all'amante del marito anche cose intime e il perché stessero insieme. Ha sostenuto che i messaggi di insulti a volte erano reciproci.
Essendoci, quindi, reciprocità tra le azioni, la quarantenne è stata assolta perché "il fatto non sussiste".