La violenza sulle donne, oltre a riguardare aspetti penali e morali, investe profondamente la cultura di un popolo che, incapace di superare dinamiche mentali divenute ormai cliché, non riesce a raggiungere un equilibrio sociale duraturo e proficuo. Per affrontare questo problema, Ciociaria Oggi incontra questa settimana Michaela Sevi, sociologa e assistente sociale, responsabile di "Fammi Rinascere", il centro anti violenza di Frosinone.

Come e quando nasce il centro?
«Nasce nel 2010 da un progetto presentato al Ministero del lavoro. Decisi che avrei voluto aiutare le donne maltrattate, dare voce a coloro che, per paura e vergogna, non possono urlare il dolore e la richiesta di aiuto accompagnandole in un percorso di consapevolezza della violenza subita. Ovviamente questo tipo di lavoro non puoi realizzarlo da sola, ma hai necessità di una squadra che condivida gratuitamente la tua mission, che la senta sua e che si dedichi alla formazione continua, in quanto la violenza è come un virus: cambia la forma ma circola sempre. Posso dire di avere trovato una squadra vincente: Francesca Ruggeri, avvocata, Roberta Cassetti, psicologa e psicoterapeuta, e io, come sociologa e assistente sociale. Sono molto credente e ciò che dissi a Dio, ispirandomi al mio idolo Madre Teresa di Calcutta, fu: "Sono una matita nelle tue mani"».

Che significa "Fammi Rinascere"?
«In realtà è la metafora della vita di una donna che inizia un percorso all'interno del CAV, è un percorso di rinascita, come l'araba fenice, l'uccello mitologico che con forza rinasce dalle proprie ceneri. È un imperativo, poiché è la sua prima richiesta. Il logo è composto da due mani, rappresentanti la nostra squadra, che accolgono e supportano la donna nell'uscita dal vortice della violenza e l'accompagnano verso la luce».

Che cosa fa in concreto il CAV?
«Offre gratuitamente a tutte le donne che vengono prese in carico consulenza e supporto legale, psicologico e sociale sia in loco che telefonico, h24/365 giorni l'anno. Fa inoltre parte del circuito del 1522, numero telefonico internazionale contro la violenza e lo stalking, ed è dotato di un numero verde gratuito (800768074). Garantiamo accoglienza anche mediante i nostri contatti social: www.donnevittimediviolenza.it , pagina e gruppo FB ed IG Fammi Rinascere, info@donnevittimediviolenza.it».

Qual è la violenza più rilevata dal centro?
«Ahimé, i casi di violenza presentano tutte le sfaccettature contemplate: economica, sessuale, fisica, psicologica, stalking, cyberstalking, triangolazione dei minori e posso dire che non ci sia una prevalenza dell'una sull'altra».

Qual è, a suo parere, il motivo per il quale ancora oggi esiste la violenza sulla donna?
«La violenza di genere è un fenomeno sociale, cioè coinvolge la società sotto ogni punto di vista: sanitario, politico, educativo, istituzionale e legislativo, ecco perché la sua reiterazione ed efferatezza sta raggiungendo numeri elevatissimi. La violenza è sempre esistita, è un fenomeno atavico. Non dimentichiamo che il primo centro antiviolenza in Italia nasce a Roma nel 1976, l'anno dopo la strage del Circeo. Oggi se ne parla di più, si denuncia di più, si informa di più, attraverso la televisione e soprattutto attraverso i social, che ritengo abbiano ormai il monopolio della comunicazione verbale e visiva. La violenza esiste perché esisterà sempre la presunzione di supremazia, perché "deve" esistere il potente e il debole, il vincitore e il vinto. E questo lo troviamo anche nei rapporti intimi e personali, dove c'è una cultura ancora fortemente patriarcale, dove la donna è oggetto dell'uomo, dove l'egocentrismo e l'ambizione del maschio hanno senso solo con la sottomissione della femmina, dove rimbomba come un martello pneumatico l'idea che "o sei mia o di nessun altro". Dobbiamo educare alla non violenza, dobbiamo far capire alle donne che non sono sole e metterle in condizione di chiedere aiuto e di proteggere loro stesse e i figli. Diamo un calcio all'omertà!».

Sul sito è presente un riferimento al delitto di Serena Mollicone: qual è la posizione del centro?
«Posso rispondere con tre frasi, che sono il motto del nostro CAV e di tutte le nostre colleghe: "Sorella, io ti credo", "Se toccano una, toccano tutte", "Siamo tutte parte lesa"».

Come è la situazione a Frosinone nel 2022?
«È drammatica, i numeri aumentano perché le donne prendono coraggio. Le donne iniziano a raccontarsi, a imporsi, a coalizzarsi. Dobbiamo sensibilizzare ed educare, dobbiamo garantire protezione».
Quali sono i progetti in cantiere per il prossimo anno?
«Continueremo sicuramente la nostra ordinaria attività, integrata con progetti di reinserimento lavorativo per le donne prese in carico dal CAV, corsi di autodifesa, formazione dell'equipe e delle utenti, convegni e campagne».

Ci saluta così, la donna, consapevole del lavoro che aspetta alla sociologa. Un lavoro duro, scomodo e a volte sporco, ma socialmente encomiabile e degno di stima infinita. Anche da parte degli uomini…