Tra chi è in fila per un pasto caldo c'è chi a casa ha la corrente proprio staccata e chi, invece, addirittura dorme in macchina. Ma il problema principale è che la maggior parte delle persone che viveva prima in condizioni disagiate, oggi si trova ancora peggio.
Il direttore della Caritas Marco Toti ha confermato un trend in salita. Sempre più richieste soprattutto per il pagamento delle utenze. Luce, gas ma anche acqua. Ormai le bollette sono aumentate e mettono in difficoltà non solo le imprese. A chiedere aiuto sono principalmente famiglie monoreddito oppure senza lavoro. Una situazione sempre più critica per tante persone della provincia di Frosinone. «Negli ultimi mesi posso confermare una percezione di carattere generale», ha detto Toti.

Il supporto alle utenze è una delle attività stabili che ormai va avanti da diversi anni come aiuto alle persone in difficoltà. «Noi ormai lo facciamo da tempo – ha continuato il direttore – ed è uno dei servizi che si fanno tramite i centri di ascolto e le parrocchie. In questo momento c'è una pressione maggiore soprattutto per gli importi. Le bollette che si pagavano prima erano molto più contenute, oggi invece hanno costi superiori. Abbiamo notato che negli ultimi mesi c'è una maggiore sofferenza, soprattutto una maggiore richiesta da parte delle persone». L'aumento dei costi dell'energia è evidente e sicuramente colpisce di più le famiglie povere o che vanno in difficoltà».

Un servizio, quello della Caritas, che aiuta le famiglie a tirare un sospiro di sollievo. «Settimanalmente procediamo alla raccolta delle bellette e successivamente ai pagamenti – ha spiegato Toti – Si fa un'analisi, una verifica della famiglia. Il pagamento dell'utenza è all'interno di un processo complessivo di conoscenza della famiglia, di ascolto, di accompagnamento nelle parrocchie e nei centri d'ascolto. All'interno di questo processo si accompagna la famiglia disagiata con diversi tentativi. La Caritas ha dei piccoli fondi con i quali riesce a fare anche questi interventi, che rientrano in un processo più complessivo».

Ovviamente si cerca di aiutare tutti. «Se una persona ha avuto il pagamento di una bolletta nel mese precedente non può tornare il mese dopo per lo stesso intervento – ha spiegato Toti – Cerchiamo di fare una turnazione. Tranne in alcuni casi eccezionali dove ci sono delle emergenze specifiche. In quel caso si fanno interventi ripetuti sulle utenze. Perché c'è una situazione di gravità tale che richiede un sostegno ripetuto».

Mensa e volontari
Oltre all'aiuto nel pagamento delle bollette, insieme alla comunità di Sant'Egidio, la Caritas è attiva tre volte a settimana con il servizio mensa. Qui i volontari si alternano con una media di quaranta persone a turno. Per qualche ora vestono i panni da camerieri. Ma non solo. Cercano di stare vicino alle persone, di fare qualche chiacchiera tra amici mentre consumano il pasto.
Una persona in difficoltà ha anche problemi alimentari. Anche se questo è solo l'ultimo di un insieme di problematiche che si sommano all'interno delle famiglie. «Si cerca di creare, dentro la sala della mensa, un accompagnamento complessivo delle persone. Dove il consumo del pasto fa solo da cornice, non è al centro – ha evidenziato il direttore – Un rapporto che si cerca di instaurare con delle persone che vengono stabilmente».

Oggi l'utenza della mensa diocesana è stabile, circa cinquanta persone a servizio. Molti di loro mangiano quel poco che basta e il resto lo portano a casa, in modo da condividerlo con il resto della famiglia. Ma non è sempre stato così. Infatti, i volontari ricordano i mesi difficili vissuti durante la prima ondata del Covid. Le richieste erano troppe. Fino a trecento pasti al giorno. Una situazione che oggi ha ricominciato a verificarsi, anche se lentamente, a causa dell'avvento dei nuovi problemi.

Per l'utenza giornaliera dipende dai giorni. Ad esempio quando piove non tutti riescono a raggiungere la mensa di viale Mazzini, a Frosinone. Molti non hanno neanche la macchina.
Quella della Caritas è una grande famiglia, ormai i volontari conoscono tutti, soprattutto le loro storie. Nonostante cambiano sempre con i turni, in base anche alle diverse disponibilità. Tra di loro si alternano tutte le generazioni: ragazzi del liceo di Ceccano, ad esempio, che hanno iniziato per i crediti scolastici. Una volta raggiunti però hanno continuato a frequentare e sono diventati volontari a tutti gli effetti. Anche dal liceo Severi ci sono diversi ragazzi che hanno voglia di riempire i loro pomeriggi con quest'esperienza. E ci sono anche storie a lieto fine.
Fino a qualche mese fa una ragazza sedeva con la sua famiglia tra i tavoli della mensa. Oggi, invece, ha cambiato sala passando in cucina. Le persone hanno bisogno di consumare un pasto completo almeno una volta al giorno. Ma soprattutto quello che manca più di tutti è una parola di conforto, di una chiacchiera. In tanti frequentano la mensa soprattutto perché sono sole e hanno bisogno più della compagnia che di mangiare.