Nessun sabato lavorativo l'altro ieri. La dirigenza di Cassino Plant ha tirato il freno a mano nel pomeriggio precedente, annunciando che il recupero nel pre-festivo non ci sarebbe stato. Saranno stati i malumori nel mondo operaio? Può anche darsi.

Solo il 5 novembre scorso, infatti, l'adesione allo sciopero di 8 ore, proclamato dal sindacato di base, fu assai partecipato provocando effetti a catena: la produzione giornaliera risultò dimezzata e le tute rosse di due reparti vennero spostate altrove. Analoghi malumori nelle aziende dell'indotto metalmeccanico alle dirette dipendenze di Fca perché la giornata è malpagata a fronte di otto ore di lavoro.

Sempre meno operai
E mentre la casa automobilistica continua inarrestabile la sua corsa tecnologica e di posizionamento strategico, tanto da accreditarsi come una delle più grandi e redditizie al mondo, le agevolazioni per le fuoriuscite mirano a snellire le fabbriche. Solo a Cassino si passerà, entro il 31 dicembre, sotto la soglia dei 3.000 lavoratori. Il Plant, dal canto suo, ha  una sfavillante linea elettrica già pronta e funzionante dove far correre, a metà 2023, il nuovo suv Grecale e, a partire dal 2025 anche Giulia e Stelvio full elettric, ma risulta pure e purtroppo scontato che il passaggio alle auto elettriche  richiederà meno personale per la produzione.

L'allarme sindacale
Per questo, non solo nel Lazio si fanno i "conti" della serva rispetto a una  trasformazione che non riguarderà solo l'Italia  ma pure l'Europa dove l'allarme sindacale è arrivato alle stelle. Nella prima decade di novembre, infatti, i sindacati del comitato europeo del gruppo Stellantis si riunirono per leggere una dichiarazione congiunta, trasmessa a Xavier Chéreau, responsabile delle risorse umane del gruppo automobilistico a livello mondiale e affermare che il clima sociale all'interno dell'azienda «non è mai stato così esplosivo».

E due giorni fa, da Pratola Serra, il segretario generale nazionale della Fiom Cgil, Michele De Palma ha detto: «Nel corso degli ultimi due anni, Stellantis ha fatto uscire dagli stabilimenti oltre 5.000 lavoratori. Noi non abbiamo mai avuto una contrazione dell'occupazione come quella che si sta determinando in questo momento con effetti negativi sulla componentistica. Diciamo a chiare lettere all'amministrazione Tavares di tornare a produrre più di un milione di auto nel nostro paese con tutta la componentistica necessaria».

Quale futuro?
Intanto si è conclusa da pochi giorni la due giorni di riunione straordinaria allargata del Comitato Automotive di IndustriAll Europe, organizzata da Fim, Fiom, Uilm e dal sindacato industriale europeo, sul futuro dell'industria automobilistica europea, alla luce della transizione ecologica e della decisione europea di fermare la produzione di motori endotermici entro il 2035.  A tema proprio il futuro dei lavoratori e l'ennesimo sos al governo italiano con un elenco di proposte formalizzate da tutti e indirizzate anche all'Unione Europea. Perché l'emergenza è, ormai, su larga scala.

Milioni di dipendenti
L'industria dell'automotive rappresenta in Europa 2,6 milioni di posti di lavoro nel settore manifatturiero, e nel complesso più di 13 milioni di posti di lavoro. Ciò fa di questo settore uno dei più importanti in Europa e in Italia. Nel nostro Paese sono circa 250.000 le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, di cui 168.000 riguardano la filiera della componentistica. Per questo  -  per i rappresentanti sindacali -  le trasformazioni del settore automotive devono essere accompagnate da interventi di politiche industriali che devono contribuire ad attivare le sinergie di una filiera ramificata».

Le proposte
Tra le proposte? Le hanno sintetizzate così: «Si rendono necessari ammortizzatori sociali per accompagnare le transizioni in atto, e occorre aumentare i salari per dare risposte immediate al forte disagio economico che le lavoratrici e i lavoratori stanno affrontando a causa del caro energia e dell'inflazione» Ma su questo fronte bisognerà attendere le prossime riunioni con la multinazionale Stellantis legate al rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Tutti i sindacati, uniti o divisi, incalzano per vedere la busta paga dei lavoratori degna di questo nome! Con un introito economico aggiuntivo già a partire da gennaio 2023.

La produzione cassinate
Intanto il segretario generale Fim Ferdinando Uliano ha rappresentato, in slide, la situazione dei 3.070  lavoratori dello stabilimento cassinate. Un enorme stabilimento, oggetto di miliardi di investimenti nel corso degli ultimi anni e dedicato alla gamma del lusso, che ha visto vertiginosamente scendere la sua produzione.

Nel 2013 con 70.050 vetture prodotte, la fabbrica "viveva" ancora con tre turni, due prevalenti. Nel 2014 e nel 2015 una battuta d'arresto con 20.000 euro in meno ad anno (rispettivamente 51.000 e 45.668 auto al 31 dicembre) per poi tornare nel 2016 a 71.695 vetture e il boom di 130.000 nel 2017. Da quel momento, la flessione. Da scarse 100.000 nel 2018 a 58 e 53.000 nei due anni successivi fino alle 43.753 al 31 dicembre 2021. Una decrescita infelice che va di pari passo con il calo della forza lavoro e con la politica dei "pre-pensionamenti" senza alcuna assunzione.

Europa e Italia insieme
E su questo tema Luc Triangle, segretario generale IndustriAll Europe ha chiosato, al recente incontro: «L'industria automobilistica sta attraversando una trasformazione senza precedenti. La perdita di posti di lavoro su larga scala, l'aumento della pressione sui lavoratori rimasti e i danni sociali saranno inevitabili se l'elettrificazione e l'automazione del settore continueranno a essere lasciate alle sole forze del mercato. Abbiamo bisogno di una strategia industriale europea per mantenere e creare buoni posti di lavoro, decarbonizzando al contempo il settore.

Abbiamo bisogno di investimenti per trasformare gli impianti esistenti e sviluppare le catene di fornitura necessarie per produrre i veicoli di cui abbiamo bisogno in Europa e nel mondo per affrontare l'urgenza climatica. Per garantire una transizione equa e mantenere i lavoratori a bordo in questa rivoluzione industriale, dobbiamo avere strategie negoziate che anticipino meglio i cambiamenti in corso».

Summit proprio a Cassino
Temi che non possono più essere rimandati. Un summit importante si terrà a Cassino giovedì 24 alle 9.30 nella sala Salerno dell'Unicas con "Eletric is back", un viaggio tra passato e futuro, tra cambiamenti, prospettive e nuove opportunità nel mondo dell'automotive.

I partecipanti
Dopo l'introduzione di Mirko Marsella, segretario generale Fim Cisl Frosinone e i saluti del rettore Marco Dell'Isola, alla tavola rotonda, moderata da Alessio Porcu, partecipanno Ferdinando Uliano (segretario nazionale Fim Cisl), Enrico Coppotelli (segretario generale Cisl Lazio), Paolo Orneli (assessore Sviluppo Economico della Regione Lazio), Alessandra Sannella (docente Unicas e presidente del comitato di ateneo per lo sviluppo sostenibile) e Francesco Borgomeo (presidente Unindustria Cassino). A concludere i lavori ci sarà Roberto Benaglia, segretario generale nazionale Fim Cisl.

Gli obiettivi
«Lo spirito del convegno - ha detto Mirko Marsella -  non è solo quello di evidenziare le ricadute negative che avremmo in termini di posti di lavoro per il passaggio all'elettrico, ma anche  capire come il nostro paese può sfruttare in termini di nuove opportunità e competenze le ricadute della transazione».
Intanto, il mese di novembre continua a trascorrere e, nonostante i risultati lusinghieri del marchio Alfa Romeo, il debutto delle nuove versioni di Giulia e Stelvio tarda ad arrivare.