Il fatto che sia in stato di completo abbandono ormai da tanti anni non può passare come giustificazione per non programmare interventi risolutivi e per non informare almeno chi abita intorno al "Serapide", il complesso ex Tomassi mai ultimato e divenuto un simbolo del degrado urbano. I residenti della zona continuano a lamentarsi, ma il problema della messa in sicurezza e della bonifica dello stabile e delle sue pertinenze esterne sembra non interessare più a nessuno.

Intanto la vegetazione avanza sempre più e gli abitanti del quartiere continuano a immortalare con il loro smartphone topi che entrano ed escono dal "mostro di cemento", divenuto con gli anni un deposito di rifiuti e luogo di morte. Alcune settimane fa alcuni residenti hanno pensato di fondare un comitato a difesa dei propri diritti e qualcuno ha suggerito di chiamare "Striscia la notizia" per poter avere risposte in merito. In realtà anche gli abitanti della zona, sebbene esasperati, hanno ben compreso che non è facile individuare una risoluzione celere del "bubbone urbanistico" legato all'annosa vicenda dell'ex Tomassi, ma non sono nemmeno disposti a sopportare ancora a lungo tanto degrado.

Intanto la foto di Andrea Polsinelli, il ragazzo che proprio all'interno dello stabile abbandonato ha perso la vita, messa lì dal suo papà Pio per ricordarlo, continua a sbiadirsi e tra poco verrà totalmente inghiottita dalla vegetazione che lentamente avanza e che nessuno taglia.
Dalla società Ambiente e Salute Srl, che gestisce la raccolta dei rifiuti e la pulizia urbana, spiegano di non poter intervenire all'interno dell'area almeno per rimuovere i rifiuti abbandonati e tagliare l'erba. La proprietà è privata e servirebbe un apposito mandato.

E allora gli abitanti chiedono al sindaco Luca Di Stefano di provvedere a mettere in sicurezza almeno la parte esterna, le cui condizioni sono sotto gli occhi di tutti: la recinzione di legno e la rete stanno venendo giù insieme ai teli di protezioni posti lì dalla precedente amministrazione comunale. «Vogliamo vivere in una città più pulita e senza questo scempio sotto gli occhi», riassume efficacemente un residente di via Buozzi.