Due mesi di tempo per trovare una soluzione. Intanto però non ci sarà emergenza rifiuti in provincia di Frosinone. Come anticipato nei giorni scorsi, l'immondizia prodotta in Ciociaria (200-230 tonnellate quotidiane) sarà smaltita nei termovalorizzatori del nord Italia. Precisamente, una parte nell'impianto di Brescia, un'altra parte in alcune strutture dell'Emilia Romagna. Una soluzione temporanea, che la Saf è riuscita a garantire.
Come aveva rilevato il presidente Lucio Migliorelli in una lettera inviata ai sindaci dei 91 Comuni e all'Amministrazione Provinciale.

La situazione
Ieri è stato l'ultimo giorno di conferimento dei rifiuti della Ciociaria presso la discarica di Viterbo. Da oggi, primo novembre, l'impianto della Tuscia riceverà soltanto l'immondizia delle province di Viterbo e di Rieti. Mentre i rifiuti di Roma continueranno ad andare ad Albano. Lucio Migliorelli, numero uno della Società Ambiente Frosinone, lo aveva anticipato nella comunicazione agli amministratori: «La Saf sta compiendo ogni sforzo per scongiurare una possibile, se non addirittura probabile, crisi nella gestione dei rifiuti, prima d'ora mai verificatasi nel nostro ambito territoriale provinciale». E così è stato. Ma dal primo gennaio 2023 cosa succederà? Nei giorni scorsi la Regione Lazio è tornata a sollecitare le Province ad individuare, ciascuna per il proprio Ambito Territoriale Ottimale, una discarica di servizio. In modo da chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti nel territorio. Come è successo in Ciociaria fino ad un anno e mezzo fa. Le opzioni sul tavolo per il prossimo anno non sembrano essere molte. Potrebbe esserci un ampliamento della discarica di Viterbo. C'è chi insiste a ipotizzare una riapertura del sito di Roccasecca, ma le voci non trovano alcuna conferma ufficiale. Così come si continua a parlare di un'opzione Colleferro, in realtà molto complessa. Certo è che se non ci saranno novità, la strada obbligata sarà quella del conferimento all'estero dei rifiuti della provincia di Frosinone: Olanda, Germania, Austria. Con un inevitabile aumento dei costi. A proposito di costi: è evidente che lo smaltimento nei termovalorizzatori del nord Italia per i prossimi due mesi comporterà una spesa maggiore. Intanto per il trasporto: è un tragitto più lungo e questo si riflette sul carburante. In secondo luogo la tariffa per il conferimento sarà presumibilmente più alta rispetto a quella di Viterbo. Bisognerà vedere cosa succederà: un conto è se la soluzione temporanea sarà limitata a due mesi, altro discorso se invece si protrarrà. In questo caso la stangata per i Comuni (e di conseguenza per le famiglie) sarebbe inevitabile.

Il nodo della discarica
La Saf lo ha spiegato bene nella lettera ai sindaci. Ricordando «la chiusura della discarica di Roccasecca, che si protrae da oltre un anno e mezzo». E affermando: «Senza che nel frattempo le competenti Amministrazioni siano addivenute all'individuazione di una soluzione alternativa definitiva e che rischia di aggravarsi e deflagrare in ragione dell'imminente chiusura della discarica di Viterbo, unico sito, a far data dall'1/11/2022. È evidente che la mancanza di una discarica di servizio rispetto all'impianto di Colfelice determinerebbe, in modo inevitabile, il blocco del servizio svolto dal nostro impianto, con ogni ulteriore conseguenza nei confronti dei Comuni. In questo difficilissimo contesto la Saf si sta attivando per individuare impianti di smaltimento extra-regionali e scongiurare il rischio di una situazione di emergenza ambientale e sanitaria... Ma è comunque evidente che anche l'eventuale individuazione di impianti di smaltimento extraregionali - che pure consentirebbero di prevenire e/o limitare la paventata emergenza - avrebbero impatti economici rilevanti sui costi generali del servizio e avrebbero, in ogni caso, una durata transitoria». Difficile essere più chiari. Il problema irrisolto resta quello della mancanza di una discarica. E non si tratta di un'operazione che potrà trovare soluzione in tempi brevi. La posizione di Antonio Pompeo è nota. Ha affermato il presidente della Provincia: «Vale la pena ricordare che la provincia di Frosinone è stata una delle prime nel Lazio a definire e chiudere il suo ciclo dei rifiuti. Un processo che ci avrebbe consentito di essere autosufficienti fino al 2026. Questa condizione è poi saltata a causa del conferimento nell'unico sito sul nostro territorio di rifiuti extra provinciali». Il riferimento è ai rifiuti romani trattati per anni in Ciociaria. Ha aggiunto Antonio Pompeo: «Il continuo ricorso ai nostri impianti ha determinato, come tutti sanno, l'esaurimento anticipato del IV bacino e la Provincia ha dovuto rivedere l'intero cronoprogramma per l'individuazione delle aree bianche da sottoporre successivamente alla Regione Lazio per la scelta finale. Predisporre un piano e approvarlo prevede un procedimento complesso che, seppur stralciato dal Ptpg per velocizzarlo, ha bisogno dei suoi tempi. Numerosi sono i fattori da dover considerare, primi tra tutti i vincoli naturalistici e ambientali, oltre agli aspetti logistici e annessi. Tutti elementi che, messi a confronto, determinano lo scenario su cui individuare le aree cosiddette bianche. La Provincia, nonostante la sua autosufficienza fino al 2026, ha affidato, con largo anticipo, la redazione del nuovo piano al Politecnico di Torino che sta acquisendo tutti i dati, anche di altri enti. Soltanto e quando questi ultimi provvederanno a fornire la documentazione necessaria si potrà arrivare alla stesura del piano definitivo e al coinvolgimento dei Comuni nella procedura di elaborazione». Intanto domani e giovedì ci saranno dei vertici a Roma, convocati dalla Regione. Per fare il punto sulla situazione rifiuti in tutto il Lazio.