Violenza sessuale di gruppo all'interno di una villetta di Ceccano, chiuse le indagini. La procura di Frosinone ha contestato la violenza sessuale a tutti e tre i giovani di Ceccano, di 21, 20 e 20 anni. Ma non solo nei confronti del primo, la cui posizione è quella più grave, è scattata anche la contestazione di revenge porn per aver girato e poi diffuso senza il consenso della vittima un breve video di una quindicina di secondi della violenza sessuale, nonché di lesioni.

La ragazza di Alatri ha denunciato la violenza qualche giorno dopo i fatti, che si sarebbero verificati il 26 febbraio scorso. E così da marzo la procura di Frosinone ha iniziato a indagare con tanto di accertamenti tecnici effettuati all'interno dell'immobile in cui, secondo la denuncia, si sarebbe verificata la violenza. Quel giorno di febbraio la ragazza da Alatri si era fatta accompagnare a Ceccano per partecipare a una festa di compleanno di un amico in un bar. Durante la festa, intorno alle 22 - come ricostruito dall'attività d'indagine condotta dai carabinieri coordinati dal pm Vittorio Misiti - la ragazza, in compagnia di un'amica, si portava in un altro bar di Ceccano dove erano presenti anche gli indagati, di cui solo il terzo conosciuto dall'alatrense. E proprio perché la ragazza già conosceva uno dei tre accettava di fare un giro in auto con loro per Ceccano.

L'auto, condotta dal primo dei tre indagati, si portava nella zona del campo sportivo dove la madre di questi possiede un'abitazione in quel momento disabitata. Dopo un po' la ragazza, infastidita dalla situazione creatasi nell'appartamento, chiedeva di essere riaccompagnata in piazza. Si dirigeva verso la porta, ma - secondo l'accusa - veniva bloccata e portata nella camera da letto. Lì il primo dei tre bloccava la ragazza sul letto, gli si metteva sopra, impedendole di muoversi e di parlare, la spogliava e cominciava a toccarla nelle parti intime. Quindi, invitava anche gli altri due che, senza intervenire in difesa della ragazza, poco dopo si allontanavano dalla stanza.

Nonostante le continue richieste della ragazza di interrompere l'azione violenta, il ventunenne - stando alle accuse - poneva in essere la violenza sessuale. E anzi, l'uomo prendeva il telefono per filmare la ragazza che rifiutava. Poco dopo, però, approfittando di un momento in cui non poteva esser visto, l'indagato realizzava un breve video con il cellulare, ritraente il rapporto. Alla fine, la ragazza si rivestiva e provava a uscire di casa, ma la porta era ancora bloccata così doveva attendere i tre prima di essere riportata in piazza.

Nel contestare la violenza di gruppo la procura ha però ritenuto più attenuata la posizione dei due ventenni. Al solo ventunenne è contestato il reato di revenge porn per aver girato il video di 15 secondi durante la violenza e averlo girato attraverso Whatsapp a un'altra persona senza il consenso della vittima. Contestate pure le lesioni, ritenute guaribili in sette giorni. I tre giovani che respingono le accuse sono assistiti dagli avvocati Giampiero Vellucci, Pierfrancesco Pizzuti e Armando Pagliei.

«È una prova tendenziosa, non è attraente processualmente perché in contrasto con tutto il contesto probatorio - commenta l'avvocato Vincenzo Galione per la parte civile - È una prova fatta ad arte per tutelare il proprio interesse a non essere punito. Questo significa tendenzioso. La denuncia ha un forte valore probatorio perché riscontrata totalmente».