Emergenza rifiuti scongiurata fino al 31 dicembre. Ma a partire dal 2023 le opzioni sul tappeto saranno sostanzialmente due: o viene individuata una discarica a servizio dell'Ambito territoriale di appartenenza o l'immondizia ciociara prenderà la strada dell'estero (Olanda, Germania, Austria).

Per due mesi la Società Ambiente Frosinone riuscirà a reggere la situazione: i rifiuti del territorio (circa 200 tonnellate al giorno) verranno trattate in alcuni termovalorizzatori del Nord Italia. Precisamente in Lombardia e in Emilia Romagna. Ma una cosa è certa: ci sarà un aumento dei costi, legati al trasporto. Specialmente in un periodo come quello attuale con i prezzi dell'energia alle stelle.

Il punto
Come già anticipato nei giorni scorsi, sarà possibile conferire l'immondizia della provincia di Frosinone presso la discarica di Viterbo fino al prossimo 31 ottobre. Dal primo novembre il sito della Tuscia continuerà a ricevere soltanto i rifiuti delle province di Viterbo e Rieti. Mentre quelli di Roma andranno ad Albano. Il presidente della Saf Lucio Migliorelli lo aveva scritto nella pec inviata ai 91 sindaci e al presidente dell'Amministrazione Provinciale: «La Saf sta compiendo ogni sforzo per scongiurare una possibile, se non addirittura probabile, crisi nella gestione dei rifiuti, prima d'ora mai verificatasi nel nostro ambito territoriale provinciale». La Saf si è mossa sotto traccia in questi giorni e tutto lascia presumere che per i prossimi due mesi saranno raggiunti accordi per portare i rifiuti della Ciociaria in alcuni termovalorizzatori della Lombardia e dell'Emilia Romagna. Ma si tratta comunque di una soluzione provvisoria che comporterà inevitabilmente un aumento dei costi per i Comuni soci. I quali a loro volta non avranno altra strada che intervenire sulla tari.

Il problema irrisolto
Sempre nella lettera Migliorelli ricorda «la chiusura della discarica di Roccasecca, che si protrae da oltre un anno e mezzo». Argomentando: «Senza che nel frattempo le competenti Amministrazioni siano addivenute all'individuazione di una soluzione alternativa definitiva e che rischia di aggravarsi e deflagrare in ragione dell'imminente chiusura della discarica di Viterbo, unico sito, a far data dall'1/11/2022. È evidente che la mancanza di una discarica di servizio rispetto all'impianto di Colfelice determinerebbe, in modo inevitabile, il blocco del servizio svolto dal nostro impianto, con ogni ulteriore conseguenza nei confronti dei Comuni. In questo difficilissimo contesto la Saf si sta attivando per individuare impianti di smaltimento extra-regionali e scongiurare il rischio di una situazione di emergenza ambientale e sanitaria... Ma è comunque evidente che anche l'eventuale individuazione di impianti di smaltimento extraregionali - che pure consentirebbero di prevenire e/o limitare la paventata emergenza - avrebbero impatti economici rilevanti sui costi generali del servizio e avrebbero, in ogni caso, una durata transitoria». Il problema irrisolto resta quello della mancanza di una discarica. E non si tratta di un'operazione che potrà trovare soluzione in tempi brevi. Il presidente della Provincia Antonio Pompeo ha ribadito la posizione nei giorni scorsi. Dicendo a Ciociaria Oggi: «Vale la pena ricordare che la provincia di Frosinone è stata una delle prime nel Lazio a definire e chiudere il suo ciclo dei rifiuti. Un processo che ci avrebbe consentito di essere autosufficienti fino al 2026. Questa condizione è poi saltata a causa del conferimento nell'unico sito sul nostro territorio di rifiuti extra provinciali». Il riferimento è ai rifiuti romani trattati per anni in Ciociaria. Ha aggiunto Antonio Pompeo: «Il continuo ricorso ai nostri impianti ha determinato, come tutti sanno, l'esaurimento anticipato del IV bacino e la Provincia ha dovuto rivedere l'intero cronoprogramma per l'individuazione delle aree bianche da sottoporre successivamente alla Regione Lazio per la scelta finale. Predisporre un piano e approvarlo prevede un procedimento complesso che, seppur stralciato dal Ptpg per velocizzarlo, ha bisogno dei suoi tempi. Numerosi sono i fattori da dover considerare, primi tra tutti i vincoli naturalistici e ambientali, oltre agli aspetti logistici e annessi. Tutti elementi che, messi a confronto, determinano lo scenario su cui individuare le aree cosiddette bianche. La Provincia, nonostante la sua autosufficienza fino al 2026, ha affidato, con largo anticipo, la redazione del nuovo piano al Politecnico di Torino che sta acquisendo tutti i dati, anche di altri enti. Soltanto e quando questi ultimi provvederanno a fornire la documentazione necessaria si potrà arrivare alla stesura del piano definitivo e al coinvolgimento dei Comuni nella procedura di elaborazione».