Aeroporto di Frosinone, se non è un addio poco ci manca. Nella bozza del Piano nazionale aeroporti, elaborato dall'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) e messo a disposizione per la consultazione pubblica dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Frosinone non è citata.

Il dossier
Nelle 115 pagine del dossier, nemmeno una riga per Frosinone (e per Aquino) a dispetto dei proclami, di qualche tempo fa, di fare del futuro scalo del capoluogo (ammesso e non concesso che il Moscardini sarà lasciato dall'Aeronautica militare) l'alternativa a Ciampino (limitato per legge a «65 movimenti giornalieri»). Alternativa che, invece, a leggere il piano può essere rappresentata dall'aeroporto dell'Urbe e da Fiumicino. Ciampino, peraltro, «è l'unico che registra una decrescita in tutti gli scenari in confronto al 2019. Tale risultato è direttamente imputabile allo stringente vincolo di movimenti imposto ex lege successivamente al 2019».

«Non vorremmo essere nei panni dei tifosi dell'aeroporto di Frosinone - è il commento di Legambiente Frosinone - In pochi giorni sono stati stesi al tappeto da un susseguirsi di notizie funeste (per loro). Prima il no del Ceo di Ryanair che non ne vuole sapere di portare i suoi velivoli a Frosinone, poi la divulgazione da parte di Legambiente dei piani del ministero della Difesa, interessata a produrre energia rinnovabile nel sito del Moscardini e indisponibile a una trasformazione del sito in aeroporto civile, infine la mazzata finale: nella proposta di Piano nazionale aeroporti appena pubblicata da Enac Frosinone non è neanche menzionata!».

Venendo al nocciolo della questione che interessa direttamente il Frusinate, ovvero riuscire ad attrarre il traffico che Ciampino è destinato a perdere, nel piano si legge che: «Un'ultima riflessione viene fatta per lo scalo di Roma Urbe, posto all'interno della conurbazione nord della Capitale: a valle di una adeguata riqualifica delle infrastrutture di questo city airport gestito dalla Enac Servizi, sarà possibile allocare qui la capacità non operabile su Ciampino, con particolar riferimento per i voli istituzionali».

Nello specifico «la bozza di Piano disegna il perimetro d'interesse dell'aviazione civile traguardando il 2035, in un percorso di riconciliazione del trasporto aereo con la tutela dell'ambiente, tanto da essere coerente e permeabile rispetto ai temi della sostenibilità ambientale, della digitalizzazione e dell'innovazione tecnologica, assi portanti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) - si legge nell'introduzione - Il Pna è un documento di indirizzo politico e tecnico di sviluppo del trasporto aereo e del sistema aeroportuale in grado di potenziare la competitività del sistema economico nazionale, soddisfare la domanda di mobilità di persone e merci, realizzare la transizione ecologica e digitale del settore, aumentare l'accessibilità alle reti di trasporto di tutti i territori, riducendo le attuali disuguaglianze». E ancora: «Ulteriori riflessioni sono in corso tra Enac e ministero per giungere alla stesura definitiva del Piano, che beneficerà anche delle osservazioni degli stakeholder. Eventuali osservazioni e contributi, dovranno pervenire alla direzione generale per gli aeroporti, il trasporto aereo e i servizi satellitari del dicastero, entro il 21 novembre».

Il piano definisce l'«elenco di 40 aeroporti di interesse nazionale: Torino Caselle, Genova Sestri, Cuneo Levaldigi, Milano Malpensa, Milano Linate, Bergamo Orio al Serio, Venezia Tessera, Treviso, Trieste Ronchi dei Legionari, Verona Villafranca, Brescia Montichiari, Bologna Borgo Panigale, Parma, Rimini, Forlì, Firenze Peretola, Pisa, Ancona Falconara, Pescara, Perugia, Roma Fiumicino, Roma Ciampino, Napoli Capodichino, Salerno Pontecagnano, Bari, Brindisi, Taranto Grottaglie, Foggia, Lamezia Terme, Reggio Calabria, Crotone, Catania, Comiso, Lampedusa, Palermo, Trapani Birgi, Pantelleria, Cagliari, Alghero e Olbia». Rispetto al precedente piano entrano Forlì e Foggia. L'insieme degli aeroporti di interesse nazionale sarà organizzato secondo reti territoriali, di cui quella laziale è composta da Fiumicino e Ciampino.

La situazione nel Lazio
Quanto alla criticità della rete laziale, «anche nelle previsioni al 2035, può contare sui soli due scali romani - prosegue il piano - tale condizione comporta il fatto che - date per appurate le limitazioni imposte alla capacità dello scalo di Ciampino - un incremento capacitivo della rete proporzionato con la domanda potenziale di traffico comporta lo sviluppo sostenibile delle infrastrutture dell'aeroporto di Roma Fiumicino, dimensionato a valle della valorizzazione e ottimizzazione della capacità sviluppabile con le dotazioni attuali». Lo sguardo, lo si legge più avanti, è rivolto alla quarta pista dello scalo di Fiumicino per sostenere il «residuale fabbisogno di infrastrutture» nel Lazio.

In conclusione, il piano individua quattro famiglie omogenee di scali: «Fiumicino, Malpensa, Venezia, Bologna, Catania, Bari sono aeroporti centrali per l'intero Paese e anche dominanti localmente. Milano Linate e Bergamo sono aeroporti ove il contributo alla con-accessibilità nazionale è elevato ma il contributo su scala regionale non è dominante. Palermo, Brindisi, Lamezia Terme, Cagliari, Trieste svolgono un ruolo di supporto alla connettività regionale o sub-regionale. Nei rimanenti scali anche la componente regionale è proporzionalmente limitata».