Il punto relativo alla nomina del consiglio di amministrazione del Consorzio industriale del Lazio è stato approvato all'unanimità. Il che vuol dire due cose. La prima: l'accordo era blindato. La seconda: non ci sono state distinzioni politiche e neppure territoriali. Alla seduta di ieri era rappresentato oltre l'80% delle quote associative. I soci sono 111. La deduzione è logica prima che numerica: esiste un consenso ampiamente bipartisan. Almeno in questa fase iniziale.

Le nomine
Dunque l'assemblea generale dei soci ha nominato il consiglio di amministrazione dell'ente, che resterà in carica per i prossimi quattro anni. Alla presidenza, come da nomina con decreto regionale, Francesco De Angelis. A completare la "governance" il vicepresidente Salvatore Forte e i consiglieri di amministrazione Angelo Giovanni Ientile, Cosimo Peduto e Maurizio Tarquini. Nel corso della seduta si è preso anche atto del decreto del presidente del consiglio regionale del Lazio, procedendo quindi all'indicazione del nuovo collegio sindacale, composto dal presidente Salvatore Di Cecca e dai membri Cristina Marrone e Marco Lombardi. Mentre come "supplenti" sono stati eletti Valentina Caldaroni, Monica Vecchiati e Luigi Belleggi.

Gli equilibri e i rapporti di forza raggiunti dopo mesi di trattative complesse e complicate hanno retto alla prova dell'aula. Nella stessa seduta è stato approvato il bilancio dell'ente. Atti che segnano la completa entrata in funzione del Consorzio industriale del Lazio, «dando così vita - come si legge in una nota - all'ente industriale più grande d'Italia». La riunione si è svolta presso la sala Tevere della Regione ed era presente il vicepresidente del Lazio Daniele Leodori, che ha detto: «La Regione Lazio ha scommesso tanto su questo nuovo strumento che è fondamentale. In questo momento di forte crisi economica che tutto il mondo sta attraversando è indispensabile unire le forze».

Il commento di De Angelis
Per il presidente del Consorzio industriale Francesco De Angelis «si chiude la fase transitoria». Afferma: «L'obiettivo sarà quello di rendere questo territorio sempre più competitivo con infrastrutture che consentano di attrarre nuovi investimenti e incentivare nuovi insediamenti produttivi. Un lavoro che insieme al consiglio di amministrazione abbiamo già avviato in questa prima fase transitoria con un maxi programma d'investimento da 50 milioni di euro per 40 opere infrastrutturali. Ma stiamo lavorando anche sulla reindustrializzazione dei siti dismessi e su progettualità specifiche nel settore dell'urbanistica. In questi ultimi mesi gli uffici mi hanno evidenziato che le richieste di maggiori investimenti, ma anche nuovi insediamenti, sono del settore logistico».

L'analisi di Acampora
La Camera di Commercio Latina-Frosinone è il socio di maggioranza relativa del Consorzio, al quale partecipa con il 10,19% delle quote. Il presidente Giovanni Acampora sottolinea: «A volte per ottenere dei risultati non serve sbattere i pugni sul tavolo, ma vanno capite le esigenze in un'ottica di condivisione. Quella di oggi non può che essere la risultanza di un'opera di mediazione che non ha né vincitori né vinti, portata avanti per mesi, e che ha registrato il gradimento e la condivisione di tutte le componenti del sistema camerale regionale, anche attraverso la designazione unanime del dottor Maurizio Tarquini, in rappresentanza del mondo camerale». Poi Acampora scatta una fotografia precisa degli equilibri. Rilevando: «La rappresentanza dei territori è stata oggi rafforzata: il presidente Francesco de Angelis è espressione della provincia di Frosinone; il vicepresidente Salvatore Forte proviene dal Consorzio Sud Pontino e saprà al meglio rappresentare le istanze di un'area strategica; Cosimo Peduto, presidente uscente del Consorzio industriale di Roma Latina, è peraltro componente della nostra giunta Camerale.

Mi preme, però, evidenziare che, in questi anni dall'unificazione delle Camera di Commercio di Frosinone Latina in un unico ente, abbiamo lavorato per il riconoscimento di un'area vasta, scevra da quel gioco di forza dei provincialismi che in passato si è rivelato dannoso per gli stessi territori. In questo scenario, la nomina di Maurizio Tarquini, direttore generale di Unindustria Lazio, è stata espressamente voluta da Unioncamere Lazio, l'unione di tutte le Camere di Commercio del territorio regionale. La nomina da parte dell'assemblea di Salvatore Di Cecca alla presidenza del collegio sindacale rappresenta un ulteriore motivo di grande soddisfazione essendo anch'esso un componente della nostra giunta Camerale. Sono fermamente convinto che le due province potranno di diritto diventare il volano economico e politico del Lazio, nella consapevolezza che il nuovo Consorzio dovrà curare gli interessi delle imprese equamente su tutto il territorio regionale. Insomma, non la sommatoria di 5 consorzi, bensì un nuovo ente, innovativo e strategico, che in questo particolare momento storico potrebbe essere determinante».

Geografie e scenari
Ci sono voluti dodici mesi per raggiungere tutti gli equilibri. Esattamente un anno fa (ottobre 2021) la Camera di Commercio del Basso Lazio sottolineava il tema della rappresentanza in cda del socio di maggioranza relativo. Sullo sfondo anche il braccio di ferro geopolitico tra il ruolo di Roma e quello delle province di Latina e Frosinone. Evidentemente la "quadra" è stata trovata. Ma non si può non sottolineare che nell'ente unico regionale sono confluiti i Consorzi di Frosinone (Asi), Rieti, Roma-Latina, Cosilam e Sud Pontino. Il Basso Lazio è oggettivamente prevalente e la Camera di Commercio aveva i numeri e il peso per rivendicare anche una maggiore rappresentanza nel cda. Magari guardando all'ala ciociara dell'ente camerale. Francesco De Angelis è di Frosinone, ma ricopre il ruolo di presidente e come tale rappresenta tutti. Infine è evidente che Roma all'inizio aveva forse sottovalutato le potenzialità del Consorzio. Poi invece le ha capite. E ha deciso di contare.