Nuovo giorno, altro incidente. Il quarto nello stesso incrocio, in via Marittima,in meno di tre settimane, e il terzo nel giro di 36 ore. Uno scontro tra veicoli, una Smart e una Yaris, fortunatamente non grave, ma che tiene acceso il dibattito sulla viabilità nella parte bassa del capoluogo. La conducente della Smart si è rivolta all'avvocato Alessandro Petricca. Intanto nel dibattito su sicurezza, viabilità e piste ciclabili è intervenuta anche la Fiab: «Il principio - dice la Fiab - si chiama Safety in Numbers, ovvero la sicurezza sta nei numeri: meno veicoli a motore privati affollano le strade e maggiore è la sicurezza per tutti, automobilisti compresi. Tale assioma, con tanto di conforto statistico, è contenuto sia nel Piano Generale della Mobilità Ciclistica 2022-2024 sia nel Piano Nazionale della Sicurezza Stradale 2030 con tanto di spiegazione sull'origi - ne».

E veniamo al caso Frosinone. «Ogni città - continua la Fiab - ha le sue dinamiche e i suoi numeri. Di certo quelli del capoluogo sono esagerati, considerato che l'indice è di 80,9 auto per 100 abitanti come si legge sul sito osservatoriopums.it Frosinone - Osservatorio Pums. Basta frequentare la città per rendersi conto che Frosinone non smentisce la sua impostazione autocentrica e, quindi, che il popolo delle auto è una folla rispetto ai pedoni e una massa enorme rispetto ai ciclisti. Eppure le fasce più deboli sono pedoni e ciclisti ed è grazie a pedoni e ciclisti che la vivibilità, che contempla anche i valori di salute, sicurezza, decoro e servizi, possono essere ripristinati o mantenuti. Ogni città ha la sua urbanistica e di certo quella di Frosinone non risponde da decenni a logiche di pianificazione che lascino più margini per i movimenti e la vita sociale delle persone. Per questo, l'introduzione di una pista ciclabile nel mezzo della città, senza una visione complessiva del contesto della viabilità e dei trasporti e senza politiche per la mobilità preventive o contestuali all'arrivo di biciclette in città, non poteva che essere dirompente e fortemente a rischio.

Secondo Fiab Frosinone-Su2Ruote Aps (aderente alla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) se la sicurezza sta nei numeri, la prima cosa a cui mirare è la diminuzione del parco auto circolante, ovvero incentivare le persone a lasciare l'auto privata a motore a casa perché le condizioni rendono più vantaggioso andare in bicicletta. I vantaggi derivano anche e soprattutto da: la possibilità di prendere mezzi pubblici capillari e frequenti; possibilità di lasciare l'auto sul perimetro cittadino e prendere mezzi alternativi (bike sharing, navette); limitazione della velocità negli ambienti urbani (zone 30, 50 e strade scolastiche); controlli delle autorità preposte più costanti su velocità, sosta selvaggia, guida stando al telefono; premi, anche in denaro, per i chilometri percorsi in bicicletta o per coloro che si recano al lavoro in bici; incentivi a fare acquisti in bici.

In questo contesto anche le piste o le corsie ciclabili, che completano e integrano questa programmazione e progettazione generale, saranno più utili e appetibili e non oggetto di demonizzazione come se fossero la causa di tracolli economici, incidenti, disturbo alle abitudini. E anche la convivenza tra i diversi utenti della strada potrà essere più equilibrata e armoniosa. Perché, a scanso di equivoci, la nostra associazione non è solo "quella delle piste ciclabili", ma siamo quelli che amerebbero una città più a misura di persona e salubre, e che intendono farsi portavoce di tutte quelle persone che pensano ad una Frosinone più decorosa, meno inquinata, più civile e più vicina ai contorni di una città europea.

È chiaro che tale operazione non si può pretendere in pochi mesi, ma prevede fisiologicamente uno sviluppo di lunga durata. Un cambiamento che deve coinvolgere l'intera popolazione, le attività economiche, le associazioni in una visione concertata e congiunta con gli amministratori pubblici e che, nel caso di Frosinone, hanno già esplicitato il loro orientamento attraverso il Piano della Mobilità Sostenibile che prevede, tra l'altro, anche l'istituzione della Come (Consulta Operativa della Mobilità Ecocompatibile e Ciclistica) come da nostra richiesta». «Perché la Mobilità Sostenibile non è più opinione, ma una necessità. Per il bene di tutti» conclude la Fiab.