Trevi nel Lazio si spacca sulla vicenda delle due "suore" che la diocesi di Anagni è decisa a sfrattare dalla casa parrocchiale dove sono ospitate gratuitamente da circa sei anni grazie a Don Alberto, parroco di allora, che le accolse dopo che avevano lasciato un'abitazione messa a disposizione da una famiglia del posto. Una situazione di cui non si conoscono le motivazioni reali e quello che c'è dietro, anche se è giusto dire che delle due signore-suore si conosce poco o niente. È anche vero, però, che non hanno mai dato fastidio o altro.

Molti parrocchiani, però, rimproverano loro di non aver mai dato un aiuto per le attività della parrocchia anche se sono assidue frequentatrici delle funzioni religiose. La gente dice la sua, ma vuole rimanere anonima come spesso accade nelle piccole realtà. Un signore dice: «A prescindere da chi abbia ragione o meno non si possono lasciare delle persone senz'acqua e luce soprattutto in una casa dove c'è una persona molto anziana».

Dello stesso avviso il consigliere di minoranza Vincenzo Cecconi che dichiara: «Qualsiasi sia la situazione e le motivazioni che hanno fatto degenerare la vicenda fino a questo punto, non si possono lasciare esseri umani senza servizi essenziali come acqua e luce. Invece mi chiedo e vorrei capire come sono arrivate qui le due "suore" e chi sono veramente».

Per alcuni il problema «doveva essere affrontato molto tempo prima onde evitare incomprensioni». Insomma diversi punti di vista ma è indiscutibile che la casa parrocchiale è asservita alla chiesa, quindi al parroco o altri preti che vengono a svolgere attività a Trevi, ma è anche vero che nell'attesa della risoluzione del problema l'acqua e la luce non dovevano essere staccati. Su questo punto il paese è quasi compatto.