L'inchiesta era scattata per dei sospetti su un diplomificio. Ma dopo undici anni, quattro processo, di cui due in appello, una professoressa di diritto di Frosinone è stata assolta dal reato di falso. La Corte d'appello di Bologna, nuovamente investita dalla questione, dopo l'annullamento della sentenza da parte della Cassazione, ha annullato la condanna a un anno per la docente.
L'insegnante, M.M., era finita prima sotto inchiesta e poi a processo quale membro d'esame per il diploma in un istituto privato. Le veniva contestato un falso sui requisiti dei candidati per prender parte all'esame. Il reato di corruzione, inizialmente ipotizzato, era, invece, caduto in udienza preliminare. Era stata condannata in primo grado a un anno per falso ideologico dal tribunale di Bologna da dove l'inchiesta era partita, toccando pure la Ciociaria, e aveva coinvolto diverse persone. Alcune di queste sono state processate a Bologna con il rito abbreviato, altre sono attualmente a giudizio davanti al tribunale di Cassino.

La sentenza di primo grado era stata confermata dalla Corte d'appello del capoluogo felsineo. Ma la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato Nicola Ottaviani, difensore dell'insegnante, una quarantasettenne, e ha annullato con rinvio la condanna. Tra l'altro l'imputata ha rinunciato alla prescrizione pur di ottenere un'assoluzione.

Il nuovo processo si è celebrato di fronte alla II sezione della Corte d'appello di Bologna. Così, a undici anni dai fatti contestati, è arrivata la sentenza di assoluzione con la formula più ampia "per non aver commesso il fatto". La difesa ha fatto leva sulla circostanza che la docente era stata chiamata, come membro esterno in un istituto privato a Sora, ad appena 24 ore dagli esami di maturità per sostituire una collega malata. Motivo per cui - ha insistito la difesa - non avrebbe avuto il tempo materiale per mettersi d'accordo, se accordo c'è stato, con gli altri commissari. Nel frattempo, da Bologna, era partita l'inchiesta. Molti dei candidati - era la tesi dell'accusa - non avrebbero frequentato a sufficienza le lezioni e per questo non avrebbero dovuto essere ammessi alle prove. Da qui dunque la contestazione di falso.